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Il pregiudizio della stampa: pagine uguali per tutti

Internet non è un giornale: dimentichiamo la presentazione visuale unica
Internet non è un giornale: dimentichiamo la presentazione visuale unica
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La raccomandazione di separare il contenuto del documento dalla sua presentazione, utilizzando a tal fine un (X)HTML essenziale congiuntamente ai CSS, porta gli sviluppatori di pagine web a scontrarsi inevitabilmente con quello che possiamo definire a buon diritto il "pregiudizio della stampa".

Cerchiamo di capire qual è il problema e in cosa consiste questo pregiudizio. Usare i CSS2 per la presentazione conduce ad una conseguenza inevitabile: i browser più datati - quelli che non supportano affatto i fogli di stile, come Netscape 3 e Internet Explorer 3, o che li supportano malissimo, come Netscape 4 – non riprodurranno la pagina con la stessa impostazione grafica visibile nei browser più recenti. Se lo sviluppatore avrà usato determinati accorgimenti, al massimo riprodurranno la pagina senza formattazione alcuna, o con una minima formattazione, mostrando la serie dei contenuti nella sua semplicità essenziale.

A questa differenza "pesante", se ne aggiunge una più "leggera", ma altrettanto sentita dagli autori di pagine web. Anche i browser grafici più recenti, quelli cioè che supportano abbastanza bene l'uso dei CSS, come Internet Explorer 5-6, Netscape 6-7, Opera 5-7 e Mozilla nelle sue varie versioni, presentano differenze più o meno marcate nella resa di determinate proprietà (margini, bordi, spaziature, posizionamenti, ecc.).

Il risultato di tutto ciò è che lo sviluppatore intenzionato ad usare i CSS per la presentazione del documento si trova a dover fronteggiare difficoltà in certi casi insormontabili, nel tentativo di ottenere una presentazione visuale uguale sul maggior numero possibile di browser grafici in uso.

Ed è qui che entra in gioco il "pregiudizio della stampa". Internet infatti è una realtà molto giovane. Come fenomeno di massa non ha neppure dieci anni di vita. È chiaro che sviluppatori ed autori, nel realizzare i loro modelli di impaginazione per il Web, si sono ispirati – e continuano in certa misura a farlo – alle regole di una realtà molto più antica e consolidata: la stampa su carta.

Come tutti sanno, l'impaginazione di uno stampato si basa su un accurato posizionamento dei contenuti: l'area stampabile è perfettamente nota ed invariabile; ogni titolo, paragrafo, colonna, immagine deve essere armonicamente inserito in quell'area stampabile. Qualsiasi lettore, in ogni copia stampata, vedrà i contenuti nella posizione esatta che l'impaginatore ha previsto.

Questa uniformità immutabile del documento stampato è però del tutto impossibile da ottenere nella visualizzazione di un documento web attraverso il monitor di un computer. Lo impedisce una serie impressionante di variabili, che tutte insieme concorrono a definire ciò che i singoli utenti finali realmente vedono sul loro monitor. Variabili quali:

  • la grandezza in pollici dello schermo utilizzato (si va dai 14 ai 21 pollici: un elemento grafico o una scritta visibili su un 21 pollici possono risultare invisibili, o quanto meno incomprensibili, su un 14 pollici)
  • la risoluzione impostata (640 x 480? 1024 x 768? 2048 x 1536? Altro?)
  • la grandezza della finestra del browser (Occupa tutto lo schermo? È ridotta del 20%? Del 30%? Del 50%?)
  • la profondità del colore (bianco e nero? 256 colori? 16 milioni di colori?)
  • il sistema operativo (Windows, Macintosh o Linux?)
  • il tipo di browser (Internet Explorer o Mozilla? Netscape o Opera? Safari o Konqueror?)
  • la sua versione (IE 3 o 6? Netscape 4 o 7?)
  • la capacità visiva dell'utente (vede normalmente i colori o è daltonico? Ha la vista di un falco o di una talpa?)

Insomma, sono talmente tante le combinazioni possibili dei vari fattori in gioco nella sola riproduzione grafica di una pagina web, che è pura utopia presumere che l'esperienza ricavata dall'autore, nell'osservare sul monitor del proprio computer la pagina che ha sviluppato, sarà la medesima che proveranno anche gli utenti finali, che, nelle più disparate condizioni, si collegheranno a quella stessa pagina.


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