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La scelta delle parole

Impariamo a valutare l'impatto delle parole che usiamo
Impariamo a valutare l'impatto delle parole che usiamo
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Scrivo da tanto tempo e su molti argomenti. Ho iniziato con documenti di progetto, relazioni, verbali, manuali operativi. Con l’avvento del web è stato naturale scrivere i contenuti dei siti delle aziende per le quali operavo, ma, naturalmente, alcuni aspetti dei miei scritti sono cambiati. Le esigenze dei navigatori sono diverse ed in particolare il tempo dedicato ad ogni pagina è decisamente ridotto rispetto alla lettura di materiale cartaceo.

S’è aggiunto, da un paio d’anni, un altro motivo per scrivere. Mi diverto ad inventare racconti e favole e trascrivere pensieri e stati d’animo. L’anno scorso un’interessante chiacchierata in veranda m’ha mostrato un aspetto da considerare: la scelta delle parole.

Critica alle parole scelte

Un’amica commenta un SMS appena arrivatole dalla madre. Sostiene che il testo è scritto come se fosse un libro. Corretto, con tutte le virgole a posto e rispettando ogni regola. "Beh, mi pare simpatico che uno scriva bene anche gli SMS" – ribatto. Invece no. Il testo scritto così, secondo la mia amica, sa di vecchio. Si impiega qualche decimo di secondo in più per leggerlo e ci si sente obbligati a rispettare la stessa forma nella risposta. Il bello (o il brutto, dipende) è che anche un’altra ragazza presente la pensava allo stesso suo modo. Due contro uno!

L’effetto delle parole

Nei giorni successivi riflettei sulla cosa. Che le mie due amiche avessero ragione o no, non era importante. Era importante, invece, il fatto che loro subivano una certa influenza in ragione della scelta delle parole. Decisi che era il caso di studiare la cosa.

Testo e parole

Accingendomi a scrivere, ciò che so sin dall’inizio è la sensazione globale che vorrei che il lettore avesse, leggendo lo scritto. L’intera comunicazione, però, è la somma di ogni sensazione provocata da ogni singola parola. Questo mi porta a cercare per ogni momento dello scritto, le parole che meglio evocano quanto mi serve e che siano, nel contempo, coerenti con l’effetto globale che voglio provocare.

Nei miei scritti tengo sempre conto di tre livelli di emozione:

  • lo stato che nel suo insieme lo scritto vuol suscitare;
  • l’emozione di una fase del racconto, come parte di un percorso;
  • l’effetto flash di una singola parola, dove serve una sensazione nitida e veloce.

Prima stesura

Come procedo? Scrivo il testo senza pensarci troppo. Mi limito a fermare i momenti principali curando principalmente che vi siano tutte le fasi che mi servono, che siano nella sequenza giusta e che il percorso abbia un senso, in relazione all’effetto che voglio ottenere. Rileggo quanto scritto e mi soffermo su ogni periodo. Mentalmente fisso la sensazione che con quel gruppo di frasi voglio provocare. Inizio ad analizzare ogni parola.

Cosa osservo delle parole?

Scontato che ripetere due volte una parola nella stessa frase è pericolosissimo, valutando le alternative considero alcuni aspetti legati più che altro alla sensazione provocata.

Il calore

Ogni parola ha un suo 'calore'. Può essere fredda, tiepida, calda. È un fatto psicologico. Il caffè lo immaginiamo caldo. Se non esplicitamente scritto, nessuno avrebbe un brivido di freddo immaginando di bere un caffè.Il rosso è caldo. Il blu è freddo. Il pane è caldo. Il ghiaccio è freddo. Il legno è caldo, il marmo è freddo.

A volte due parole con lo stesso significato hanno “calore” diverso. La luce è calda, l’illuminazione è neutra, il chiarore è freddo. L’albero è caldo, l’arbusto è freddo.

Il colore

Le parole possono avere un colore e suscitarne la visione nel lettore. Il fuoco è rosso, la fiamma è gialla. Potremmo usarle come alternativa in molte situazione, ma stimolano un diverso ricettore.

Se voglio un momento “nero” scelgo parole che, se possibile, richiamino lo stesso colore. Userò “notte” invece che “tarda sera”, il mobiletto è nel “sotto scala” e non “nell’angolo della porta”.

“Aprire una finestra e lasciar entrare la luce” è molto diverso da ”accendere la luce”. Cambiano i colori e le sensazioni provocate. Se descrivo una sveglia affrettata per andare al lavoro, uso la seconda forma.

Il dinamismo

Alcune parole suscitano un’idea di veloce, dinamico, movimento. Altre fanno pensare a qualcosa di fermo, lento, dormiente.

Il vento è scontato che dia una sensazione di movimento. L’acqua è movimento, il lago è fermo, il fiume si muove, il fumo è lento.

Il contesto

Molte parole hanno un contesto. Se parliamo di “ranch” non possiamo non andare con la mente al West. Il treno fa pensare alla partenza, il mare alle vacanze, il letto al sonno o al sesso.

Spesso l’uso della parola giusta evita di spiegare il contesto, il quale è automaticamente richiamato nella mente del lettore. Come si arriva a definire le caratteristiche delle parole?

Esistono studi psicologici sulle parole che aiutano a comprendere i meccanismi descritti. Occorre prestare attenzione, però, al fatto che le parole hanno effetti diversi in funzione dell’età, del ceto, della cultura e delle tradizioni. Proprio su questo, infatti, si gioca la scelta della parola giusta.

Chi scrive per mestiere o chi investe una quota significativa del suo tempo, anche solo per divertimento, non può non confrontarsi in qualche modo con i suoi lettori. Il feedback deve essere chiesto per l’intero testo e per ogni parte importante, sino ad arrivare, in qualche caso, alla singola parola.

Conclusione

Studiare gli effetti delle parole, sceglierle e avere riscontro dell’effetto provocato è qualcosa che può attrarre è aprire nuove strade per chi scrive. Vale la pena di fare esperimenti.


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