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La nuova Red Hat 7.3

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E così, a distanza di pochi giorni dall'annuncio di SuSE 8.0 e di qualche settimana dall'uscita di Mandrake 8.2 arriva anche il turno di Red Hat 7.3. La società del North Carolina dopo la versione 7.2 ritorna con una nuova release del suo sistema operativo basato su Linux. Dopo il rilascio della seconda minor release ci saremmo aspettati una nuova "major", una 8.0, come era ormai consuetudine, ma gli uomini di Red Hat hanno preferito puntare a un prodotto maturo, cercando di migliorare quella che era già un ottima distribuzione.

Come per SuSE, una delle maggiori novità consiste nell'inserimento dell'ultima versione di KDE, la 3.0. Anche in questo caso, non è stata stravolta la distribuzione, non sono presenti le ultime release (nonchè prime ufficiali) di programmi come OpenOffice e Abiword, nè tanto meno è stato attesa l'uscita di GNOME 2.0 o Mozilla 1.0, prevista a breve. Il team di Durham inoltre ha preferito non includere nella sua distribuzione l'ultima relase di Apache, 2.0, probabilmente non ritenuta ancora sufficientemente matura. Tutti questi "indizi" contribuiscono a far credere che questa non sia altro che una ulteriore versione di "stabilizzazione", rimandando alla versione 8.0 eventuali "esperimenti".

La procedura di installazione è praticamente identica a quella della 7.2, GRUB è sempre il Boot Loader di Default (compare anche una finestra dove è possibile eventualmente inserire una password per il boot) e GNOME l'ambiente grafico predefinito. Non è ancora presente come in Mandrake e SuSE un'utility per il ridimensionamento delle partizioni, cosa molto utile per chi si trova a installare GNU/Linux per la prima volta.

Altra cosa che mi sarebbe piaciuta trovare e che non è presente in questa versione è un'utility per la risoluzione delle dipendenze dei pacchetti come urpm di Mandrake o apt di Debian.

Novità maggiore di questa release abbiamo già detto che è stato l'inserimento di KDE 3.0 . Senza dilungarci troppo nei miglioramenti che questa nuova versione ha portato, dei quali abbiamo avuto modo di parlare diffusamente (vedi Articolo:Il nuovo KDE 3.0), è bene puntare l'attenzione sulla cura che è stata messa per integrare questo ambiente grafico con Red Hat.

In passato abbiamo visto questa distribuzione molto legata a GNOME, del quale è uno dei maggiori sostenitori, e la mancanza, allo stesso tempo, di un impegno analogo per adattare KDE nella propria distribuzione, magari personalizzandolo. Ora i menu sono ben organizzati per una lettura più veloce e immediata. In più gli utenti Red Hat possono servirsi dei vantaggi portati dalla versione 3.0 di questo ambiente grafico: primi tra tutti la maggiore velocità di esecuzione e i sottili miglioramenti estetici.

Il kernel adottato da questa release è l'ultimo disponibile, il 2.4.18 appositamente patchato. Red Hat può vantare infatti all'interno, del suo team, la presenza di Alan Cox,uno dei maggiori sviluppatori del kernel Linux, secondo solo allo stesso Linus Torvalds e curatore della serie -ac, una versione non ufficiale di Linux. Tra le modifiche maggiori apportate rispetto alla versione ufficiale del kernel vi è la presenza del gestore della memoria virtuale (VM) di Rik van Riel al posto della VM dell'italiano Andrea Arcangeli (ufficialmente adottata a partire dal kernel 2.4.10). Potete trovare maggiori dettagli riguardo le due VM nell'interviste fatte da noi proprio con i due sviluppatori dove viene spiegato le scelte che hanno portato all'implementazione della gestione della VM di Arcangeli e il funzionamento della VM di van Riel.

Riguardo la stabilità questa distribuzione si rivela eccezionalmente stabile. Ogni applicazione ha infatti risposto molto bene e non ha dato nessun tipo di problema. Personalmente credo che sia stata una scelta vincente quella di puntare verso una maggiore stabilità nell'attesa dell'uscita di GNOME 2 e Mozilla 1.0, che daranno sicuramente una "nuova faccia" a questa distribuzione.


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