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Brevetti software: allarme in Europa

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Ciao Stefano, Ti ringrazio molto per la Tua disponibilità, soprattutto in questi giorni di grande movimento. Per cominciare, puoi parlarci un pò della Free Software Foundation, in particolar modo della FSF Europe?

La Free Software Foundation Europe (FSF Europe) è un'organizzazione non governativa senza scopo di lucro, fondata nel 2001 come organizzazione europea sorella della Free Software Foundation di Boston (USA), indipendente dal punto di vista finanziario, legale e personale. È nata con due visioni di base.

Innanzitutto,la visione del Software Libero come fondamento per la libertà in un mondo digitale, sia dal punto di vista economico che sociologico e etico. L'accesso al software determina chi può participare a una società digitale. Quindi le libertà di usare, copiare, modificare e redistribuire il software, descritte nella definizione di Software Libero, consentono a tutti una pari possibilità di partecipazione all'era dell'informazione.

Per questo, la FSF Europe è dedicata a supportare tutti gli aspetti del Software Libero in Europa. Creare consapevolezza per questi temi, rafforzare il Software Libero politicamente e legalmente, dare libertà alle persone supportando lo sviluppo di Software Libero, sono questioni centrali per la FSF Europe. La seconda visione è quella di un'Europa unita nello spirito della cooperazione, superando i confini culturali.

Non solo dobbiamo confrontarci con la realtà politica dell'Unione Europea, che detiene già gran parte del potere di regolamentazione riguardante la società dell'informazione, ma ci troviamo ad operare in un contesto largamente influenzato da grandi imprese multinazionali. Queste ultime tendono a lavorare con un alto livello di integrazione, coordinamento e coerenza tra vari paesi europei e mondiali, che permette loro di rafforzare i propri interessi con tattiche stile "divide et impera".

Quali sono gli obbiettivi della FSF?

Proteggere e diffondere il software libero nel continente europeo. Il Software Libero ha cessato di essere un fenomeno solo americano: l'Europa ha una delle più forti comunità di sviluppatori di Software Libero e molti progetti importanti del passato recente hanno qui le loro origini.

Cos'è la Eurolinux Alliance?

La EuroLinux Alliance for a Free Information Infrastructure è una coalizione aperta di imprese e associazioni non-profit, unite per promuovere e proteggere una forte cultura europea del software basata sul diritto d'autore, gli standard aperti, la libera concorrenza e il software libero, come Linux. Le imprese associate o gli sponsor di EuroLinux sviluppano o vendono software sotto licenze libere, semi-libere e non libere, per sistemi operativi come GNU/Linux, MacOS o MS Windows.

Cosa sono i brevetti e quale è il senso dei brevetti software?

Il brevetto è uno strumento nato per stimolare lo sviluppo della scienza e delle arti utili, come sancito da diverse costituzioni nazionali. Perciò, ogni modifica alla normativa in vigore deve essere giustificata in tal senso, verificando a priori se la modifica proposta aiuti lo sviluppo del settore in oggetto.

Al fine di stimolare lo sviluppo, un punto cardine della normativa brevettuale in tutte le legislazioni nazionali sta nella rivelazione dell'insegnamento inventivo, cioè della realizzazione per cui si chiede l'esclusiva, perché lo stato dell'arte possa progredire.

La Convenzione Europea sui Brevetti recita infatti: La domanda di brevetto europeo deve rivelare l'invenzione in un modo sufficientemente chiaro e completo perché possa essere realizzata da una persona esperta nel settore. European Patent Convention, Art. 83

Il senso dei brevetti software devono dimostrarlo i gruppi ad essi favorevoli. Esistono decine di studi economici indipendenti condotti da università europee e statunitensi che dimostrano come la brevettabilità del software abbia bloccato l'innovazione e provochino distorsioni sul mercato. Il sito http://swpat.ffii.org/ contiene molti esempi validi, mentre non ci sono studi indipendenti che dimostrino la validità economica dei brevetti.

Quanto senso ha protestare in Europa se negli Stati Uniti vi sono leggi molto più restrittive a "tutela" dei grandi colossi informatici?

L'Europa può conquistare un vantaggio competitivo mantenendo inalterata la Convezione Europea sui Brevetti tutelando le imprese locali. Sicuramente infatti saranno le aziende statunitensi e giapponesi, già titolari di migliaia di brevetti su idee astratte in patria a convertire i loro portfolio in Europa, stritolando in questi recinti gli sviluppatori nazionali.

Ha senso protestare per proteggere l'innovazione tecnologica europea e le nostre software house, tutte, inclusi gli sviluppatori di sofware proprietario. Non dobbiamo dimenticare infatti che anche loro sono minacciati, infatti Opera Software è tra i sostenitori della campagna di Eurolinux e FFII (http://swpat.ffii.org/events/2002/europarl11/opera-letter.pdf).

Cosa c'è da temere con l'approvazione dei brevetti software anche in Europa?

Guardiamo la pratica degli uffici brevetti europei e statunitensi: vengono concessi brevetti sul software nella maggior parte banali e oltremodo ampi. Il one-click di Amazon, per esempio, cosa ha insegnato? L'uso di cookies, di un browser e di un carrello elettronico combinati con una base dati di clienti che comprende il numero di carta di credito e dati di spedizione. È innovazione questa? Forse, non credo. La rivelazione di questo metodo commerciale merita un monopolio su tutte le implementazioni del tipo "compra qualcosa con un click solo"? Risposta: no, non lo merita in quanto non porta innovazione, non ha un effetto tecnico (ovvero non ci insegna nuovi modi di controllare le forze della natura).

Ricordo che Amazon registrò questo brevetto poche settimane prima di Barnes&Noble (che usava un sistema dal risultato simile) e costrinse il concorrente a rendere gli acquisti sul loro sito più complicati. Non bastava riscrivere il programma di gestione del carrello, ma proprio B&N non poteva far comprare con un solo click ai suoi clienti in nessun modo. Dobbiamo quindi temere comportamenti predatori di questo tipo: il titolare di un brevetto infatti può decidere se e quanto far pagare per usare la propria "invenzione".

La proprietà intellettuale in generale non può essere a tutela di tutti, in modo da salvaguardare la ricerca e gli investimenti? Cosa hanno di sbagliato i brevetti?

Il termine proprietà intellettuale è un termine che nel mescolare brevetti, marchi, copyright, nomi di dominio non identifica niente e viene usato proprio da chi vuole mescolare le carte in tavola. Continuiamo a parlare di brevetti e di brevetti sulle idee astratte in particolare. Non contestiamo i brevetti in sè, ma contestiamo la brevettabilità di tutto lo scibile inclusi schemi, regole e metodi per svolgere atti mentali, disputare giochi o fare commercio, e i programmi per elaboratore, finora esclusi dalla brevettabilità. C'è il diritto d'autore che tutela, ottimamente, il software.

Una lettura indispensabile per iniziare a capire il problema di fondo dei brevetti software è un articolo di Richard Stallman "Anatomia di un brevetto banale": http://lpf.ai.mit.edu/Patents/anatomy-trivial-patent.txt

Passo passo dimostra come è facile far apparire complesso qualcosa che non lo è affatto. In un brevetto software infatti, viene depositato non già il codice sorgente (mentre per i brevetti classici industriali si depositano formule chimiche, procedimenti e disegni), ma solo una descrizione generica del problema che l'"invenzione" risolve. Il brevetto sembra a quel punto un brevetto del problema, visto che non si capisce bene com'è la soluzione.

E il problema non sono gli esaminatori, ma la struttura stessa del sistema brevettuale quando si consente di brevettare le idee astratte. Con i brevetti industriali gli esaminatori possono essere esperti della materia su cui stanno esaminando: un ingegnere meccanico può analizzare più facilmente un nuovo tipo di carrucola, dato che la ricerca per verificare la novità del metodo industriale è fattibile. Con le idee astratte siamo nel campo della mente, non della materia: come si fa a dimostrare che un'idea astratta, un concetto (compro con un click o un carrello elettronico o l'instant messaging) non siano effettivamente già stati pubblicati in precedenza? Come fa il povero esaminatore a verificare brevetti dallo spettro così ampio come "visualizzare una funzione matematica mostrandone i componenti e le iterazioni sullo schermo..."? La pratica di 20 anni di brevetti astratti in USA dimostra che l'esaminatore approva comunque il brevetto, nel dubbio, e quindi basta che la proposta sia scritta in modo adeguatamente criptico per "ingannare" l'esaminatore (vedi link sopra).

Cosa si rischia con questa legge? Rischia qualcosa il software libero?

Si rischiano molte cose, tra cui l'inflazione di brevetti. Con milioni di brevetti registrati sarà impossibile evitare di scrivere software senza violarne almeno uno inavvertitamente: nessuno sviluppatore può conoscerli tutti e nemmeno è pensabile fare un'indagine prima di iniziare a scrivere software dato che sarebbe lungo e anti economico. Si può solo scrivere il programma e sperare che nessuno ci citi (lo ha dichiarato tempo fa anche Linus Torvalds).

Nel momento in cui invece si viene citati per violazione di brevetto, sta all'accusato di violazione dimostrare che il brevetto assegnato non è valido, troppo ampio o banale. E qui scatta un altro problema: andare in tribunale in questi casi costa molto e spesso si preferisce cedere al ricatto e pagare il "pizzo" del titolare del brevetto non valido piuttosto che passare dal tribunale. Esistono delle aziende negli USA, chiamate "litigation companies" che registrano brevetti e pretendono le royalties con questo sistema. L'ultima vittima eccellente di una di queste è proprio Microsoft.

Quali sono le iniziative che sono state intraprese contro questa legge?

Da anni FFII e Eurolinux alliance stanno tentando di informare il pubblico e i nostri politici a Bruxelles e nelle capitali europee. Sul sito http://swpat.ffii.org si possono leggere documenti, articoli, commenti illustri sull'argomento. Negli ultimi mesi poi si sono intensificati gli sforzi di lobbying al Parlamento Europeo, dove una persona, Pilch Hartmut, per il mese di luglio è stato impiegato a tempo pieno.

Cosa è possibile fare contro questa legge?

Abbiamo bisogno di fondi per finanziare ancora l'ottimo lavoro di Hartmut e di altri volontari che potrebbero contattare uno ad uno tutti i parlamentari europei a Bruxelles. Chi non ha soldi ma ha tempo e voglia può iniziare firmando la petizione online http://petition.eurolinux.org/ e per le aziende firmare l'appello secondo le istruzioni pubblicate su http://swpat.xsec.it/

Le donazioni possono essere mandate a:

FSF Europe - Chapter ItalyBanca Popolare Etica, sede di Milano ABI 05018 CAB 01600 Numero Conto Corrente 109120 SWIFT CODE: CCRT IT 2T84A

Grazie ancora per la tua disponibilità. Spero che l'opinione pubblica si accorga della libertà alla quale sta rinunciando con questa legge che sta passando quasi inosservata.

Grazie a voi per l'attenzione.


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