In questa prima lezione esploriamo che cos’è Antigravity, quali problemi risolve e come si differenzia da un IDE tradizionale o da un semplice assistente di AI.
Quando ci approcciamo ad Antigravity, dobbiamo ricordare che non si tratta di un semplice strumento di completamento del codice. Antigravity rappresenta una piattaforma di sviluppo AI-first, progettata per consentire a degli agenti intelligenti completamente autonomi di pianificare, implementare, testare e verificare caratteristiche software in modo end-to-end.
A differenza degli assistenti di coding che generano singole righe o frammenti di codice su richiesta, Antigravity ci mette nella posizione di orchestratori. Noi descriviamo gli obiettivi ad alto livello e gli agenti della piattaforma si occupano della logica tecnica, delle dipendenze, dei test e persino delle verifiche nel browser.
Che cos’è Antigravity
Antigravity è stato creato da Google come parte della sua strategia per promuovere un nuovo paradigma di sviluppo software basato su agenti autonomi in grado di scrivere, testare e verificare codice in modo end-to-end.
La piattaforma è stata annunciata ufficialmente nel novembre 2025 insieme al modello Gemini 3 Pro che ne alimenta le capacità di intelligenza artificiale e di ragionamento avanzato per task complessi di programmazione.
Nella stragrande maggioranza degli strumenti tradizionali di code completion, il sistema si limita a fornire completamenti o risposte a richieste immediate. In Antigravity, il paradigma cambia: gli agenti sono indipendenti e hanno la capacità di lavorare su task complessi, facendo uso dell’editor, del terminale e di un browser integrato per verificare funzionamenti UI o test automatici.
Antigravity è costruito attorno a una serie di concetti fondamentali che ne definiscono l’identità e ne determinano il modo di utilizzo. Al centro troviamo un’architettura agent-first, in cui gli agenti non sono semplici strumenti di supporto, ma veri e propri attori autonomi, capaci di prendere decisioni progettuali, eseguire comandi, verificare risultati e portare avanti attività complesse con un elevato grado di indipendenza. Ogni azione rilevante svolta da un agente genera inoltre degli artifacts, ovvero elementi concreti e verificabili come piani di lavoro, modifiche al codice, screenshot o risultati di test, che permettono di tracciare e validare l’intero processo di sviluppo.
Questo approccio è rafforzato da un’integrazione multi-superficie, grazie alla quale gli agenti non operano esclusivamente all’interno dell’editor, ma possono interagire in modo coordinato anche con il terminale e con il browser integrato, coprendo così l’intero ciclo di sviluppo e verifica. A completare il quadro c’è una knowledge base con capacità di apprendimento continuo. Gli agenti non si limitano a eseguire istruzioni isolate, ma conservano e riutilizzano le conoscenze acquisite nel tempo, migliorando progressivamente la qualità delle soluzioni proposte e adattandosi al contesto specifico del progetto.
Non più "assistenti" AI ma "partner"
Questa evoluzione è talmente significativa che non parliamo più di assistenti di codice, ma di partner di sviluppo.
Questa differenza è visibile nei seguenti punti:
- Autonomia degli agenti, possiamo assegnare un compito come “scrivi la funzione X e testala nel browser”, e l’agente potrà autonomamente potenziare, eseguire build e test, produrre artefatti di verifica e aspettare i nostri feedback.
- Artifacts come prova di quanto fatto, gli agenti producono documenti, piani, diff di codice, screenshot o video che ci consentono di seguire passo passo ogni decisione tecnica, ed approvarla o modificarla.
- Multi-view (Editor vs Agent Manager), Antigravity suddivide l’esperienza in due superfici principali:
- Editor View: ambiente IDE simile a Visual Studio Code con tab di completamento intelligente e integrazione agente.
- Manager View: dashboard “mission control” dove possiamo gestire più agenti in parallelo su progetti diversi.
Installazione e Configurazione di Antigravity
Per iniziare con Antigravity dobbiamo seguire alcuni passaggi fondamentali, che ci consentono di installare, configurare e avviare il nostro primo ambiente di sviluppo.
Antigravity è disponibile per:
- macOS (Monterey o superiore).
- Windows 10/11 64-bit.
- Linux (distribuzioni con glibc recente).
È necessario anche:
- Un account Google personale (generalmente @gmail.com).
- Il browser Google Chrome per la completa integrazione Browser-in-the-loop.
Visitiamo il sito ufficiale Antigravity e scarichiamo l’installer per il nostro sistema operativo. Lanciamo il processo di installazione e, se lo desideriamo, importiamo le impostazioni da VS Code (inclusi temi, estensioni e preferiti).

Successivamente durante l'installazione ci verrà chiesto di scegliere tra una delle quattro modalità principali:

- Secure Mode – Una modalità più restrittiva, in cui l’agente avrà limitazioni significative e probabilmente richiederà conferme per quasi tutte le azioni.
- Review-driven development (sviluppo guidato dalla revisione) – È evidenziata come “RECOMMENDED”, cioè consigliata. In questa modalità l’agente esegue task, ma chiede sempre la nostra approvazione prima di eseguire comandi critici, sia nel terminale, sia per l’esecuzione di JavaScript o altre operazioni.
- Agent-driven development – Modalità più autonoma, dove l’agente prende più decisioni da solo, eseguendo comandi e modifiche senza richiedere conferma per ogni passo.
- Custom configuration – Permette di impostare manualmente le regole di esecuzione e revisione, personalizzando il comportamento dell’agente in base alle nostre preferenze.
A destra, vediamo tre impostazioni specifiche:
- Terminal execution policy: controllo su come l’agente può eseguire comandi nel terminale.
- Review policy: gestione della revisione generale dei task.
- JavaScript execution policy: controllo sull’esecuzione di codice JS.
Tutte e tre sono impostate su “Request Review”, il che significa che l’agente chiederà sempre la nostra conferma prima di procedere.
In basso è indicato che il browser inizialmente consente solo localhost, ma possiamo aggiornare la whitelist dalle impostazioni. Infine, il pulsante Next serve per procedere al passaggio successivo della configurazione. Questa schermata serve a decidere quanto controllo vogliamo mantenere sugli agenti e quanta autonomia vogliamo concedere loro nelle prime fasi.
Come ultimo passaggio dell'installazione dobbiamo autenticarci con il nostro account Google, come mostrato in basso:

Conclusioni
Possiamo dire che in questa prima lezione abbiamo avuto modo di comprendere pienamente cosa sia Antigravity e in che modo rivoluzioni il nostro approccio allo sviluppo software. Abbiamo visto che non si tratta di un semplice strumento di completamento del codice, ma di una piattaforma AI‑first in cui gli agenti autonomi diventano nostri partner, capaci di pianificare, implementare, testare e verificare funzionalità complesse.
Nelle lezioni successive ci occuperemo di guardare in dettaglio le funzionalità di questa piattaforma e di capire come meglio adoperarle.
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