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Un'interfaccia grafica per Apache su Linux

HTTP Server Configuration per Fedora e Rapache per Ubuntu: come configurare Apache su Linux attraverso l'uso di un'interfaccia grafica
HTTP Server Configuration per Fedora e Rapache per Ubuntu: come configurare Apache su Linux attraverso l'uso di un'interfaccia grafica
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Dopo aver dedicato un articolo alla descrizione di una GUI per Apache in ambiente Windows, eccoci a parlare di analoghi software per Linux. Pur non consigliando un simile approccio su server di produzione, ed in questo sono convinto di sfondare una porta aperta tra gli utilizzatori del pinguino, esistono tuttavia situazioni in cui l'interfaccia grafica può risultare davvero utile. Gli amministratori meno esperti possono essere guidati mentre muovono i primi passi nella configurazione di Apache. Possono, inoltre, acquisire man mano maggiore confidenza con il web server verificando i risultati ottenuti a colpi di click sui file di configurazione. Anche i grafici web, talora molto più grafici che web admin, possono risparmiarsi inutili grattacapi e guadagnare tempo da dedicare alla propria creatività.

In queste pagine tralascerò strumenti di configurazione a livello di sistema, come Webmin, che tra le varie funzionalità annoverano anche la gestione di Apache, ma considererò software dedicati. In particolare vedremo due tool uno per Fedora, HTTP Server Configuration, e uno per Ubuntu, Rapache, entrambi non commerciali, come penso sia naturale aspettarsi dal sistema operativo di riferimento.

Rapache e Ubuntu

Rapache è un giovanissimo e promettente progetto open source scritto in Python che utilizza le librerie GTK. Per ora consente di gestire Apache 2 solo su Ubuntu e Debian-derivate, essendo legato alla struttura dei file di configurazione tipica di queste distribuzioni. In futuro potrebbe diventare un tool di uso più generale, in questo senso gli sviluppatori sono aperti a collaborazioni.

Vediamo ora come installare ed utilizzare il programma, la distribuzione di riferimento sarà Ubuntu 8.04 Hardy Heron con Gnome ed in lingua italiana. Supporremo che Apache sia già installato e correttamente funzionante sulla nostra linux box. Per ricorrere al comodo apt in fase d'installazione, dovremo aggiungere i repository a cui collegarci. Apriamo Sistema / Amministrazione / Sorgenti software e selezioniamo il tab Software di terze parti. Utilizzando il pulsante Aggiungi inseriamo in successione:

deb http://ppa.launchpad.net/rapache-devel/ubuntu hardy main
deb-src http://ppa.launchpad.net/rapache-devel/ubuntu hardy main

ed usciamo salvando la configurazione. A questo punto apriamo un terminale e digitiamo il consueto comando:

# sudo apt-get install rapache

Bene, una volta installato Rapache 0.5, possiamo lanciare il programma o digitando rapache al prompt dei comandi o da Applicazioni / Strumenti di sistema / rapache. La finestra che ci si presenta risulta suddivisa in due aree attivabili mediante i corrispondenti tab: Virtual Hosts e Modules List.

Figura 1: La finestra principale di Rapache
la finestra principale

Come prima operazione aggiungiamo un host virtuale cliccando su Nuovo, ci verrà richiesto di inserire il nome del dominio e la location, ovvero il percorso fisico della directory in cui andremo ad inserire le pagine del sito. Dalla sezione sottostante Additional Domains possiamo aggiungere eventuali alias del nostro dominio. Infine selezionando il checkbox Add proper entries to /etc/hosts otterremo che, al momento del salvataggio, venga aggiunto il nome dell'host a tale file. Questo permetterà la corretta risoluzione del nome quando digiteremo l'indirizzo nel browser. Il tab Definition File, vuoto al momento della creazione, riporterà alla successiva apertura il testo della direttiva <VirtualHost> così come è stata aggiunta al file di configurazione.

Figura 2: La finestra Virtual Hosts di Rapache
aggiunta di un host virtuale

Selezionando il secondo tab Modules List è possibile attivare o disattivare con un semplice click i vari moduli di Apache. Alcuni sono suscettibili di ulteriore modifica editando il corrispondente file di configurazione che contiene più della semplice direttiva LoadModule. Ogni qualvolta si apportino modifiche alla configurazione Rapache mostrerà il pulsante Restart Apache nella parte superiore della finestra, solo dopo tale operazione il web server potrà applicare i cambiamenti richiesti.

Come dicevo all'inizio il progetto è ancora giovane ed alcune funzioni fanno parte dei todo; se volete seguirne lo sviluppo e gli aggiornamenti o dare una mano ecco alcuni link utili:

HTTP Server Configuration e Fedora

Per Fedora e le distribuzioni RedHat correlate il tool visuale di configurazione che analizzeremo prende il nome di HTTP Server Configuration o HTTP Configuration Tool. In questo caso il software risulta un po' più consolidato. Il sistema di riferimento usato negli esempi sarà Fedora 8 con Gnome ed in lingua italiana. Qualora il pacchetto non fosse già installato (eventualità piuttosto rara), possiamo farlo con il comando:

[root]# yum install system-config-httpd

Il nome del pacchetto potrebbe essere leggermente diverso per altre distribuzioni, ad esempio redhat-config-httpd su RedHat. Per lanciare il programma selezioniamo il menu Sistema / Amministrazione / Impostazioni server / HTTP. La finestra principale presenta una serie di tab, ciascuno adatto a configurare un particolare aspetto del web server.
Dal tab Principale possiamo inserire il nome del server (equivalente alla direttiva ServerName) e l'indirizzo email del webmaster al quale gli utenti potranno inviare segnalazioni in caso di problemi.

Nell'area Available Addresses possiamo definire le porte ed i relativi indirizzi IP su cui Apache si metterà in ascolto, inserendoli con il pulsante Aggiungi. Se non si vogliono impostare indirizzi specifici nella finestra d'inserimento selezionare l'opzione Ascolto di tutti gli indirizzi. Ricordo che per default il web server è già configurato per accettare connessioni sulla porta 80.

Figura 3: La finestra principale di HTTP Server Configuration
finestra principale

Proseguiamo con il tab successivo e la configurazione degli host virtuali. Innanzitutto conviene impostare le istruzioni di default mediante il tasto Modifica impostazioni di default. Le direttive successivamente definite in ciascun contenitore virtual host avranno la precedenza su quelle generali. I valori inseriti in Directory Page Search List stabiliscono i nomi di pagina che vengono cercati automaticamente da Apache se nella richiesta non viene specificato nulla come in http://www.miosito.com; tipicamente saranno index.html, index.htm, index.php. Per quanto riguarda l'area Error pages conviene mantenere i valori predefiniti per le pagine di errore. Il tab Registrazione permette di configurare gli aspetti relativi alla registrazione degli accessi e degli errori sia come posizione e nome dei file di log, sia come tipologia di informazioni memorizzate.

Talora può capitare di dover modificare le variabili d'ambiente per CGI o Server Side Include per farlo selezionate il tab Ambiente. Utilizziamo la pagina Prestazioni (la traduzione italiana non è molto azzeccata) per configurare le caratteristiche delle directory cui Apache ha accesso. Possiamo sia modificare le opzioni predefinite (FollowSymLinks, Indexes, etc), sia inserire una particolare directory e personalizzarla impostando, per esempio, alcune regole di accesso.

Figura 4: Configurazione Host Virtuali di HTTP Server Configuration
finestra di configurazione virtual host

Dopo aver inserito le opzioni generali possiamo passare all'aggiunta dei singoli Virtual Host selezionando il pulsante Aggiungi.

Figura 5: Dettaglio Host Virtuali di HTTP Server Configuration
dettaglio configurazione virtual host

Per ciascuno dobbiamo innanzitutto specificare un nome identificativo con cui sarà gestito all'interno del programma, la directory in cui posizioneremo le pagine (DocumentRoot) e l'indirizzo email del webmaster. Nella sezione Host Information selezioniamo dal menu a discesa la tipologia di host virtuale che vogliamo creare, ad esempio Host virtuale basato sul nome. Completiamo le informazioni aggiungendo nel caso specifico l'indirizzo IP ed il nome dell'host. Se necessario nella sezione Aliases possiamo definire eventuali alias del nostro sito. I restanti tab Opzioni della pagina, Registrazione, Ambiente, Prestazioni sono del tutto analoghi a quelli utilizzati per le impostazioni generali, ovviamente faranno riferimento all'host che si sta definendo. Di diverso possiamo notare solo il tab SSL che permette di configurare un sito con connessione cifrata.

Lascio a voi esplorare le due ultime sezioni della finestra principale Server ed Ottimizzazione delle prestazioni: in caso di dubbio i valori predefiniti andranno benissimo.
Le modifiche apportate verranno salvate nel file /etc/httpd/conf.d/system-config-httpd.conf. Ricordo che conf.d su Fedora è la directory che contiene tutte le inclusioni del file di configurazione principale httpd.conf.

Termina qui questa breve trattazione relativa ai tool visuali per configurare Apache, sicuramente il panorama del software libero ne annovera altri, come il modulo HTTP Server di YaST su OpenSuse. Se la vostra distribuzione non rientra tra quelle citate, non vi resta che affidarvi alla documentazione ufficiale o all'onnipresente guida di Google.


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