GNU/Linux Meeting 2014: Richard Stallman è approdato a Palermo

3 aprile 2014

Dal 28 al 30 marzo scorsi, presso l’Università degli Studi di Palermo, si è svolto il GNU Linux Meeting 2014, durante il quale si sono affrontati alcuni interessanti temi relativi al mondo di Linux, dell’open source e, soprattutto, del free software. Proprio su quest’ultimo tema è intervenuto il maggiore attivista, nonché fondatore e simbolo della Free Software Foundation, Richard Matthew Stallman. Dal momento che un evento del genere, a Palermo, è più unico che raro, potere ascoltare Stallman “in carne ed ossa” è stata un’occasione quasi irripetibile.

Stallman ha presentato le principali idee che stanno alla base del software libero, criticando duramente molti software proprietari che ne limitano la diffusione. Noi utilizzeremo i suoi esempi per riassumere il suo pensiero e le sue idee, consci di ciò che rappresentano per gli utenti di Linux (o, come direbbe lui, di GNU/Linux) e per il resto del mondo informatico.

Free Software, not Free Beer!

La prima frase con cui RMS (così si fa chiamare spesso Stallman) ha esordito, può essere così riassunta:

Se volete fotografarmi, fate pure. Ma vi prego di non caricare su Facebook foto che mi ritraggono, perché è uno strumento di sorveglianza che monitora le attività di tutti. Per questo motivo, nessuno dovrebbe mai caricare foto di altri su Facebook.

Già queste prime parole, quindi, suggeriscono come la posizione di Stallman sia ben definita, e schierata contro ogni forma di controllo sull’attività degli utenti. Per comprendere meglio il perché di questa forte aggressione, è bene chiarire subito quali sono i principi del software libero, e cosa si intende, appunto, con free software. Durante la conferenza, lo stesso Stallman ha utilizzato spesso la parola “libero” (pronunciata così, in italiano) anziché “free”, dal momento che in inglese un’altra possibile traduzione (sbagliata, e spesso causa di confusione) di quest’ultimo termine è “gratis”. Ci si deve riferire, quindi, al significato del termine “free” in “free speech” (libertà di parola) e non in “free beer” (birra gratis), dal momento che la gratuità del software non garantisce necessariamente la libertà dell’utente: esistono moltissimi software gratuiti, che al tempo stesso si basano totalmente o in parte su codice proprietario, e che quindi non possono essere definiti liberi.

Ma in definitiva, cosa si intende esattamente per “software libero”?

La risposta a questa domanda è che il free software è quello che rispetta le libertà degli utenti; in particolare, esso deve rispettare le quattro cosiddette libertà fondamentali, definite da Richard Stallman in un’apposita pagina del sito del progetto GNU:

  • Libertà 0: Libertà di eseguire il software per qualsiasi scopo.
  • Libertà 1: Libertà di studiare il codice sorgente del software e modificarlo.
  • Libertà 2: Libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo.
  • Libertà 3: Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

Queste regole, nella pratica, sono molto stringenti, e trovano applicazione su un numero di software probabilmente molto meno ampio di quanto ci si aspetti. Ad esempio, abbiamo già parlato delle pochissime distribuzioni GNU/Linux definite ufficialmente libere dalla Free Software Foundation, e sappiamo che si tratta di meno di una decina di soluzioni, nessuna delle quali vanta un numero di utenti tale da poterla definire “mainstream”. Per dovere di cronaca, una di queste, gNewSense, è proprio la distribuzione utilizzata da Richard Stallman sul suo attuale laptop.

Spesso, dunque, si confonde il concetto di “gratuito” con “libero”, ed è proprio per questo motivo che ci si aspetta un numero molto superiore di software libero rispetto a quanto non sia in realtà effettivamente disponibile. Riportando un esempio dello stesso Stallman, a testimonianza della grande confusione di molti utenti e di come questa venga abilmente sfruttata dai produttori di software, spesso alcune applicazioni sono rilasciate come “free for academic use”. Com’è ovvio dalle precedenti osservazioni, un software di questo tipo non ha assolutamente a che fare con la definizione di “libero” che abbiamo argomentato.

Open Source è diverso da Free Software

Figura 1. Tim Oreilly e Richard Stallman (fonte: pearlrichards.wordpress.com)

Tim Oreilly e Richard Stallman (fonte: pearlrichards.wordpress.com)

Un altro errore molto comune da parte degli utenti, è quello di confondere il concetto di software open source con quello di software libero. E molto spesso (anche a Palermo) è capitato che Stallman si infastidisse non poco per questo tipo di fraintendimento. Il software open source, infatti, garantisce soltanto la libertà 1, ma non è affatto certo che garantisca anche tutte le altre precedentemente elencate.

Il software libero, in effetti, non ha solo a che fare con l’aspetto più pratico della distribuzione, modifica ed utilizzo del software, ma in generale abbraccia aspetti morali che riguardano, appunto, la libertà degli utenti. I criteri per i quali un software possa essere open source, invece, sono più stringenti, al punto che Richard Stallman, in un articolo in cui si spiega proprio questa differenza, asserisce che “per quanto ne sappiamo, tutto il software libero esistente è anche open source”, sottolineando che invece esistono software open source che non sono liberi.

Un risvolto interessante di questa differenza è il dibattito sull’utilizzo del termine “GNU/Linux” piuttosto che semplicemente “Linux” per riferirsi ad una qualsiasi distribuzione del pinguino. Mentre “GNU/Linux” indica il sistema operativo GNU, simbolo del free software, che utilizza il kernel Linux come base per il suo funzionamento, utilizzare soltanto la parola “Linux” comporta lo spostamento del focus sul solo aspetto tecnico, trascurando l’intero lavoro di propaganda portato avanti dalla FSF.

Software Libero VS Software proprietario

Figura 2. Alcuni adesivi della FSF che ne testimoniano l’ostilità verso il software proprietario

Alcuni adesivi della FSF che ne testimoniano l’ostilità verso il software proprietario

Per introdurre un altro dei temi trattati da RMS a Palermo, citiamo un’altra sua frase significativa, tratta dalla premessa iniziale, e che può essere così sintetizzata:

Se volete distribuire un video di questa conferenza, fatelo pure, ma utilizzando metodi che siano compatibili con la filosofia della Free Software Foundation. Evitate Flash, QuickTime, Windows Media Video ed ogni altro formato proprietario.

Da quanto abbiamo già detto, e come Stallman ha sottolineato a Palermo, il problema del software proprietario è di tipo politico e sociale, e non ha nulla a che fare con alcun tipo di considerazione tecnica. Stallman ha sottolineato come, secondo lui, “il software proprietario è una trappola“, poiché esso non offre alcun contributo alla società, costringendo invece gli sviluppatori e gli utenti a “dipendere da altri”. Per questo motivo, sempre secondo Stallman, se si ha la possibilità di scegliere tra non fare nulla e sviluppare (o utilizzare) il software proprietario, la cosa migliore da fare è non fare nulla.

Per spiegare meglio la “trappola” che il software proprietario rappresenta, RMS ha considerato un caso pratico, che riassumo così:

Immaginate che un vostro amico vi chieda una copia del vostro software proprietario. Davanti a voi avrete due scelte: dare la copia al vostro amico e violare la licenza d’uso del software, oppure non dare la copia al vostro amico e dar ragione al software proprietario. Entrambe le scelte sono errate, e per questo il software proprietario è una trappola. E gli unici due modi per non cadere in questa trappola sono non avere amici oppure non possedere alcun software proprietario.

Dopo avere spiegato questo suo interessante punto di vista, Stallman ha cominciato ad elencare alcuni noti software proprietari, definendoli come dei veri e proprio malware, senza mezzi termini né censure. Alcuni software proprietari hanno, infatti, delle backdoor che consentono ai produttori di modificare il software, accedendo ad esso remotamente, e senza che l’utente possa evitarlo: tali backdoor non sono altro che i cosiddetti aggiornamenti automatici, nonché altre funzioni simili ma più subdole. I software proprietari etichettati come malware da Richard Stallman sono:

  • Microsoft Windows, che installa alcuni aggiornamenti senza che l’utente possa evitarlo; inoltre, Stallman informa che Microsoft ha informata la NSA su alcuni bug presenti nel sistema operativo, prima che essi venissero risolti;
  • Mac OS, che, secondo Stallman, ha una backdoor, e limita le possibilità dell’utente tramite le funzionalità dell’App Store;
  • Adobe Flash, che è “gratis” ma non è “free” e, sempre secondo Stallman, ha anch’esso delle backdoor;
  • Angry Birds, che invia ad un server remoto le informazioni sulle attività dell’utente;
  • Amazon, che ha 2 backdoor e nel 2009 ha rimosso un libro da Kindle, senza alcuna autorizzazione; inoltre, tutti gli eBook scaricati da Amazon, rimangono di proprietà di Amazon, e l’utente non è libero di poterli ridistribuire come meglio crede.

Discorso molto affine al precedente è quello che Stallman ha esposto relativamente agli smartphone e, in generale, ai telefoni mobili. Secondo lui, è sostanzialmente impossibile, con tali dispositivi, garantire la segretezza delle comunicazioni e delle informazioni trasmesse, e non è nemmeno possibile essere certi che non vengano inviate informazioni sulla posizione. A differenza delle email o di altre forme di comunicazione digitale, per le quali esistono strumenti che ne garantiscono la segretezza e l’anonimato, secondo Stallman non è possibile garantire questo genere di servizi utilizzando dispositivi di telefonia mobile. Per questo motivo, Stallman ha dichiarato di non possedere un cellulare né uno smartphone.

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