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Streaming illegale, la Spagna accelera: nel mirino NordVPN e ProtonVPN

LaLiga e Telefónica ottengono un blocco dinamico contro 16 siti di streaming illegale. NordVPN e ProtonVPN denunciano violazioni procedurali e rischi per i diritti fondamentali degli utenti.
Streaming illegale, la Spagna accelera: nel mirino NordVPN e ProtonVPN
LaLiga e Telefónica ottengono un blocco dinamico contro 16 siti di streaming illegale. NordVPN e ProtonVPN denunciano violazioni procedurali e rischi per i diritti fondamentali degli utenti.
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Un nuovo scontro mette in evidenza le tensioni tra la tutela della privacy online e la lotta alla pirateria sportiva. Recentemente, un tribunale spagnolo ha emesso una decisione controversa che coinvolge due dei principali fornitori di VPN, accusati di favorire l’accesso a streaming illegale di eventi calcistici. Le reazioni non si sono fatte attendere, con NordVPN e ProtonVPN pronte a contestare non solo la sostanza, ma anche la forma di un provvedimento che, secondo loro, mina i diritti fondamentali degli utenti e dei provider.

Tutto nasce da una misura cautelare richiesta da LaLiga e Telefónica, due attori chiave nel panorama dei diritti televisivi sportivi, che hanno sollecitato il blocco di ben 16 siti accusati di trasmettere partite in violazione dei diritti d'autore. Il nodo cruciale, però, riguarda la procedura: il blocco è stato disposto senza alcuna notifica formale ai provider coinvolti, una scelta definita “inaudita altera parte” che ha sollevato dubbi sulla legittimità e l’equità dell’intervento.

Secondo NordVPN, l’assenza di una comunicazione ufficiale e la mancata possibilità di partecipare al procedimento rappresentano una grave violazione del diritto alla difesa. Anche ProtonVPN ha denunciato pubblicamente la mancanza di trasparenza e di notifiche preventive, sottolineando come una decisione presa senza ascoltare le parti rischi di compromettere la fiducia nelle istituzioni e nel sistema giudiziario.

La questione si complica ulteriormente se si considera la natura “dinamica” del blocco dei domini ordinato dal tribunale. Non solo i 16 siti individuati sono stati oscurati, ma la misura consente di estendere il blocco a nuovi indirizzi e sottodomini senza dover ricorrere a ulteriori iter giudiziari. Questo aspetto ha sollevato immediate perplessità: la facilità con cui i siti pirata possono migrare verso nuovi indirizzi rende la strategia potenzialmente inefficace e apre la strada a una rincorsa infinita tra chi crea e chi blocca i contenuti illeciti.

Dal punto di vista delle istituzioni, LaLiga difende la scelta del tribunale spagnolo richiamando il quadro normativo introdotto dal Digital Services Act europeo. Secondo l’organizzazione, la collaborazione attiva dei fornitori di servizi digitali nella lotta alle violazioni del copyright rappresenta una svolta necessaria per arginare il fenomeno della pirateria sportiva. In Spagna, si tratterebbe di una prima assoluta, ma in linea con quanto già avviene in Francia e in altri paesi dell’Unione Europea.

Tuttavia, le critiche dei provider non si limitano alla procedura. NordVPN e ProtonVPN mettono in dubbio anche l’efficacia di questi blocchi, considerandoli poco più che palliativi. Secondo loro, per contrastare realmente la pirateria sportiva occorrerebbe un approccio più incisivo: colpire i server di hosting che supportano le piattaforme illegali, interrompere i flussi finanziari che alimentano queste attività e, parallelamente, potenziare l’offerta legale di contenuti sportivi per disincentivare l’uso di servizi illeciti.

Un altro elemento di forte criticità riguarda la disparità di trattamento tra le diverse tipologie di VPN. Le misure restrittive, infatti, sembrano colpire soprattutto i servizi a pagamento e trasparenti, lasciando invece sostanzialmente indisturbate le VPN gratuite, spesso meno regolamentate e più difficili da tracciare. Questo squilibrio suggerisce una strategia priva di coerenza dal punto di vista della lotta alla pirateria sportiva, rischiando di penalizzare chi opera nel rispetto delle regole senza incidere realmente sulle fonti del problema.

Il caso spagnolo segna dunque un passaggio cruciale nel dibattito europeo sul ruolo delle VPN e sulla delicata bilancia tra protezione della privacy online e difesa dei diritti d'autore. Mentre i provider rivendicano la legittimità dei propri servizi come strumenti fondamentali per la tutela degli utenti, cresce la pressione delle istituzioni e dei titolari dei diritti per integrare le VPN nelle strategie di contrasto allo streaming illegale. Il futuro della regolamentazione digitale europea si giocherà proprio su questo fragile equilibrio, destinato a ridefinire le regole del gioco tra innovazione tecnologica, libertà individuali e protezione dei contenuti.

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