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Moderatori di contenuti uniti: nasce l'alleanza globale per migliori condizioni lavorative

I moderatori di contenuti si uniscono per migliorare le condizioni lavorative e responsabilizzare big tech come Meta e TikTok.
Moderatori di contenuti uniti: nasce l'alleanza globale per migliori condizioni lavorative
I moderatori di contenuti si uniscono per migliorare le condizioni lavorative e responsabilizzare big tech come Meta e TikTok.
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La nascita della Global Trade Union Alliance of Content Moderators (GTUACM) a Nairobi segna un punto di svolta per i moderatori di contenuti online, figure chiave ma spesso dimenticate del mondo digitale. Questa nuova alleanza sindacale mondiale mira a unire i lavoratori incaricati di filtrare i contenuti dannosi sulle piattaforme social, con l’obiettivo di contrastare le big tech come Meta, Bytedance e Alphabet, accusati di ignorare le difficili condizioni lavorative di questi operatori.

La pressione di dover esaminare migliaia di video orribili ogni giorno ha un impatto devastante sulla salute mentale, racconta Michał Szmagaj, ex moderatore per Meta e attivista sindacale polacco. I disturbi psicologici, tra cui depressione e stress post-traumatico, sono solo alcune delle conseguenze che derivano da questo lavoro. Questi traumi lavoro sono amplificati dalla mancanza di supporto psicologico adeguato e da condizioni contrattuali precarie.

Un alleanza che coinvolge diversi paesi

Il problema principale risiede nell’esternalizzazione della moderazione dei contenuti: i giganti tecnologici delegano questo compito a società terze, che spesso operano con contratti instabili, trasferendo così la responsabilità delle condizioni lavorative. I moderatori di contenuti denunciano non solo stipendi bassi, ma anche l’assenza di strumenti per affrontare l’impatto psicologico derivante dal loro lavoro.

L’alleanza sindacale GTUACM ha già coinvolto sindacati di diversi paesi, tra cui Ghana, Kenya, Turchia, Polonia, Colombia e Filippine, con adesioni imminenti da Irlanda e Germania. Sebbene gli Stati Uniti non siano ancora ufficialmente rappresentati, Benjamin Parton di UNI Global Union ha confermato che anche i sindacati americani stanno contribuendo attivamente alla causa.

Il caso del Kenya

Il Kenya, che negli ultimi anni è diventato un hub centrale per la moderazione dei contenuti, sta assumendo un ruolo di primo piano in questa mobilitazione globale. Le prime battaglie legali contro le big tech sono già in corso. Meta è coinvolta in processi legali in Ghana e Kenya, mentre ex moderatori di TikTok hanno intentato una causa contro Telus Digital dopo essere stati licenziati per aver tentato di sindacalizzarsi. Özlem, ex dipendente Telus, ha testimoniato: “I contenuti che vediamo ci perseguitano nei sogni e lasciano cicatrici emotive permanenti”.

Christy Hoffman, segretaria generale di UNI Global Union, ha sottolineato con fermezza che le aziende come Facebook e TikTok non possono continuare a nascondersi dietro l’esternalizzazione per evitare responsabilità. Questo lavoro può – e deve – essere più sicuro e sostenibile. La nascita della GTUACM rappresenta un passo importante verso il riconoscimento e la tutela dei diritti dei moderatori di contenuti, un lavoro invisibile ma cruciale per il funzionamento delle piattaforme social.

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