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Un bando da oltre 20 milioni di euro per il nuovo sito Web dell'INAIL

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Complice lo stato tutt'altro che florido dell'economia nazionale e i fin troppi esempi di mala amministrazione, non ha mancato di sucitare polemiche il fatto che la Consip, concessionaria per i servizi informativi pubblici il cui unico azionista è il Ministero dell'Economia e delle Finanze, abbia indetto un bando di gara per la creazione del sito (o meglio, dei siti) dell'INAIL (Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni Lavoro) proponendo una base d'asta pari ad (ben) oltre 20 milioni di euro.

Nel caso specifico, la centrale acquisti della Pubblica Amministrazione avrebbe previsto due lotti differenti ai quali associare la relativa copertura finanziaria:

  1. primo lotto per servizi di sviluppo software e gestione dei siti Web, previsto un importo complessivo a base d'asta di 20.113.000 euro non comprensivi di IVA;
  2. secondo lotto per servizi di publishing redazionale (news, articoli, aggiornamenti), con un importo a base d'asta pari a 4.666.200 euro IVA esclusa.

Per il "lotto 1" si sarebbe scelta una modalità  di assegnazione basata sull'offerta economicamente più vantaggiosa tenendo conto di criteri tecnici ed economici; per il "lotto 2" sarebbe stato invece stabilito il prezzo più basso come criterio unico per l'aggiudicazione. Durata prevista per gli appalti: 48 mesi per il primo lotto dei quali gli ultimi 12 dedicati alla manutenzione, 36 mesi per il secondo lotto.

Quindi, ricapitolando, poco meno di 25 (venticinque) milioni di euro per dotare un istituto nazionale di un asset Web e popolarlo di contenuti; nelle intenzioni, il progetto dovrebbe consentire all'INAIL di spendere circa 4 milioni di euro in meno grazie alla digitalizzazione di numerose procedure che potranno essere effettuate direttamente on line.

Una base d'asta che apparirebbe sproporzionata per le prestazioni d'opera richieste, verrebbe quindi motivata con un risparmio per lo Stato e di conseguenza per i contribuenti; l'entità  dell'impegno economico non potrebbe però che suscitare delle perplessità : l'impiego di quali tecnologie, sviluppatori, autori e redattori giustificherebbe una remunerazione così sostanziosa?

Si tratta di una base d'asta, quindi suscettibile di correzioni verso il basso data l'adozione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ma le cifre in gioco non possono non risvegliare il ricordo del famigerato caso "Italia.it", il portale turistico che nel 2007 fu al centro di un vero e proprio scandalo mediatico avendo richiesto ben 45 milioni di euro, senza contare le successive integrazioni, per la sua realizzazione.

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