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 Editoriale del martedì di HTML.it

  Un albo dei Webmaster:
 soluzione o chimera?

    martedì 15 febbraio 2000

Ricorre molto spesso nelle discussioni tra addetti ai lavori, la necessità di maggior chiarezza nei rapporti professionali tra chi realizza siti ed i clienti, siano essi privati o come spesso accade aziende. Non si tratta di una discussione astratta ma di problematiche che toccano, minandola o rafforzandola, la credibilità di migliaia di professionisti.

Due elementi permettono a chiunque di improvvisarsi Webmaster, aprire partita IVA e realizzare siti Web: la natura stessa della Rete (poco incline a formalismi) e la scarsa informazioni che gli imprenditori vantano verso lo strumento Internet. Non voglio assolutamente condannare questo nuovo modello di economia, anzi, credo che abbia consentito a molte persone capaci di dimostare con i fatti la propria professinalita'. E' evidente, però, che insieme ai vantaggi questo nuovo modello ha portato con sè delle distorsioni più o meno evidenti e superabili. Prima fra tutte, la scarsa affidabilità di improvvisati professionisti del Webpublishing, che di professionale hanno ben poco. Non è raro trovarsi di fronte a clienti disillusi da Internet, perchè a fronte di promesse di milioni di contatti, finalmente si trovano con poche decine di visitatori l'anno. Non sarà facile convincere questi clienti che il fallimento di un sito Web è figlio delle attese insensate, ma anche di una scarsa capacità di chi realizza o promuove il sito. La conseguenza ultima è uno scadimento dell'immagine di Internet e di un'intera categoria professionale, che nelle incapacità dei singoli rischia la propria credibilità. Con questo non voglio biasimare clienti che si affidano a pseudo-professionisti, perchè la loro scarsa informazioni è conseguenza di una più generale mancanza dei media tradiozionale, che pontificano o denigrano Internet senza conoscerla.

Questa lunga premessa per giungere ad una domanda di difficile risposta: come è possibile tutelarsi da improvvisati addetti ai lavori che approfittino di questa situazione? Che vendano per milioni servizi di scarso livello? In altri termini, come è possibile distinguere con chiarezza operatori seri da quelli di dubbia serietà?
Finora mi sembra che gli elementi per valutare un serio professionista da un venditore di fumo siano il passaparola dei clienti, un'immagine di solidità e buona organizzazione del lavoro. Tutti elementi che per quanto utili non forniscono parametri oggettivi di giudizio. L'unica soluzione affidabile sembra essere la costituzione di un albo di webmaster che rappresenti una garanzie per le aziende e gli stessi webmaster. Facile a dirsi, meno a realizzarsi, visto il perenne mutare di una professione che mal si adatta a statuti, organizzazioni rigide e criteri di scelta.

Un albo di Webmaster dovrebbe avere quattro requisiti:

  • autorevolezza;
  • regole di comportamento;
  • precise regole di adesione;
  • capacità di aggiornare e informare i propri associati
L'autorevolezza di un albo dipende dalle finalità perseguite, dai fondatori e soprattutto dall'assoluta indipendenza che deve mantenere da grosse strutture commerciali.
Le regole di comportamento sono una sorta di giuramento di Ippocrate che ogni associato deve prestare, aderendo alle regole di buona condotta a garanzia dei clienti e degli altri associati.
Le regole di adesione servono sia per verificare le capacità di chi presenta richiesta, sia per evitare un'adesione indiscriminata che, in ultima analisi, snaturerebbe l'associazione stessa.
L'aggiornamento è probabilmente la peculiarità principale di un'associazione di questo tipo, ma anche quella di più difficile attuazione. Essere aggiornati sul mondo Internet, infatti, significa rivedere ed ampliare le proprie conoscenze continuamente, tante sono le innovazioni in un settore in continua metamorfosi. Per esempio, sarebbe inutile organizzare corsi una volta ogni sei mesi quando in questo arco di tempo può succedere di tutto. Più utile da questo punto di vista sarebbe una mailing list informativa; ma in fondo non serve un'associazione per fare questo.

Sicuramente un'associazione di questo tipo richiederebbe una quota associativa, sulla cui definizione dell'importo i fondatori dovrebbero tener conto di diversi fattori: dalla frequenza degli aggiornamenti, al numero di iscrizioni previste.

Insomma, come si evince chiaramente si tratta di un'organizzazione non semplicissima da realizzare, con dei costi in termini di tempo e denaro. Quello che questo articolo vuole capire è: vale la pena creare un'associazione di questo tipo?

Potete esprimere il vostro parere a riguardo nel forum di discussione di HTML.it.

di Massimiliano Valente

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