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Evoluzione delle interfacce in Java 9: metodi privati

Analizziamo l'evoluzione delle interfacce in Java 9 con particolare attenzione per i metodi privati e il superamento dei limiti delle interfacce funzionali.
Analizziamo l'evoluzione delle interfacce in Java 9 con particolare attenzione per i metodi privati e il superamento dei limiti delle interfacce funzionali.
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Con Java 8 le interfacce hanno subito notevoli cambiamenti rispetto
alla loro definizione originaria. Si è passati infatti dalla
consolidata concezione di interfaccia come costrutto nel
quale è possibile inserire esclusivamente definizioni di metodi, alla
possibilità di aggiungere implementazioni attraverso le
parole chiave static e default.

Si è inoltre esplicitato
il concetto di interfaccia funzionale come interfaccia che prevede la
definizione di un solo metodo
. Un'interfaccia funzionale può essere
marcata con l'annotation @FunctionalInterface da applicare sul
nome dell'interfaccia stessa. Il beneficio dell'uso dell'annotation
risiede nell'errore di compilazione che si ottiene se si tenta di
aggiungere ulteriori definizioni di metodi.

A partire dalla
versione 8 di Java un'interfaccia con un solo
metodo è automaticamente un'interfaccia funzionale. Le implementazioni dei metodi static o default
sono caratterizzate dall'obbligo dell'uso del modificatore di accesso
public. Si tratta di un vincolo che può creare disagi a livello di
programmazione come vedremo tra qualche istante.

Java 9 supera la problematica attraverso la possibilità di poter
applicare il modificatore di accesso private ad implementazioni di
metodi
.

Supponiamo di voler realizzare un'interfaccia per l'ordinamento
di array di interi. Vogliamo dotarla di vari metodi di
ordinamento in base al particolare algoritmo che il client
dell'interfaccia desidera utilizzare ma, allo stesso tempo, riteniamo
utile inserire come default l'implementazione del più semplice
algoritmo di ordinamento: Bubble Sort.

Vediamo come avremmo realizzato l'interfaccia con Java 8, per semplicità abbiamo omesso controlli sui dati di input per la rilevazione di errori:

public interface ISortInt {
      public void quickSort(int[] integers);
      public void mergeSort(int[] integers);
      public default void bubbleSort(int[] integers){
        int j;
        int i=0;
        int n = integers.length;
        boolean finished;
        do {
          i++;
          finished=true;
          for(j=n-1;j>=i;j--) {
           if(integers[j] < integers[j-1]){
             swap(integers, j, j-1);
             finished=false;
           }
          }
        } while (!finished || i<n-1);
      }
      public default void swap(int[] integers, int i, int j){
        int temp;
        temp = integers[i];
        integers[i]=integers[j];
        integers[j]=temp;
      }
}

Il problema di questa implementazione è relativo al metodo
swap() che scambia gli elementi dell'array. Si tratta di un metodo sicuramente necessario per avere un codice più leggibile e
modulare, ma che non desideriamo sia visibile al client dell'interfaccia
perchè destinato ad un solo uso interno. La possibilità di utilizzare
la parola chiave private, introdotta da Java 9, ci consente di
risolvere questa situazione problematica definendo il
metodo swap() come:

private void swap(int[] integers, int i, int j){
        int temp;
        temp = integers[i];
        integers[i]=integers[j];
        integers[j]=temp;
   }

Notiamo la scomparsa del modificatore di accesso default e concludiamo con un semplice esempio d'uso:

public class InterfaceDemo {
  public static void main(String[] args) {
     ISortInt sortIntImpl = new ISortInt(){
       @Override
       public void quickSort(int[] integers){}
       @Override
       public void mergeSort(int[] integers){}
      };
      int[] integers = {5,2,1,3,4};
      sortIntImpl.bubbleSort(integers);
      for(int value: integers) {
       System.out.print(value);
      }
  }
}


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