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7 modi più usati per monetizzare un sito

Le tecniche più usate ed efficaci per monetizzare un sito web: dall'advertising alla lead generation, passando per premium, co-registrazione e molto altro.
Le tecniche più usate ed efficaci per monetizzare un sito web: dall'advertising alla lead generation, passando per premium, co-registrazione e molto altro.
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Come già affermato nella lezione precedente, ci sono molti modi per monetizzare un sito. Esistono sia strategie di lungo periodo che di breve periodo, ed in genere prevedono utilizzi di strumenti software, eventualmente in combinazione tra loro.

In questa lezione vedremo una lista dei 7 modi più usati per monetizzare un sito.

Display advertising

La maggior parte dei siti utilizza la pubblicità per generare
guadagni. Nella pratica, ciò significa inserire banner pubblicitari sul sito.

Questa attività può essere impostata in due modi: il primo è vendere
direttamente i propri spazi agli advertiser, mentre il secondo (più
semplice) consiste nel collegare il proprio sito ai numerosi programmi pubblicitari
tipo Google Adsense, che provvedono automaticamente a piazzare banner, video ed
annunci testuali sul sito.

Nel video seguente, la IAB (Interactive Advertising Bureau, ovvero la principale
associazione di categoria che rappresenta oltre 600 aziende di
comunicazione e pubblicità in USA e UE) spiega in modo visuale
come funziona la display advertising:

La display advertising è comprata e venduta in molti modi diversi. Alcuni
spazi vengono venduti a CPM, ovvero ad un costo predeterminato per ogni
1000 visualizzazioni di un banner (o di un video).

Nel caso di Adsense, invece, la monetizzazione avviene su base PPC.
In questo caso Google retribuisce il publisher (cioè il proprietario
del sito che ospita il codice Adsense) in base ai click effettuati dagli
utenti del sito sui banner erogati da Google.

Probabilmente la display advertising (automatizzata e non) è la metodologia
più comune per la monetizzare un sito. Ma non è l'unica.

Affiliate Marketing

Molti siti utilizzano il modello di affiliazione, molto popolare, che
funziona entrando in una sorta di partnership con un sito terzo, per il
quale si tenta di vendere prodotti o servizi. In cambio delle vendite
procurate, il sito terzo riconosce una percentuale sulle vendite.

Nella sostanza, questa modalità di monetizzazione funziona in questo modo: il sito A piazza i banner del sito
B sul proprio sito, e tramite questi fa confluire parte del suo traffico al
sito B, che vende un prodotto o un servizio.

Il traffico del sito A viene tracciato con un codice dal sito B. Se un
utente proveniente dal sito A compra qualcosa sul sito B, il sito B
riconosce una percentuale del fatturato al sito A (una commissione, o
revenue share).

Sebbene possa sembrare difficile da spiegare forse, in realtà impostare questo meccanismo è in genere molto semplice.
Non a caso, questo modello è utilizzato da tantissimi siti che monetizzano, ad esempio,
con il programma di affiliazione di Amazon (Amazon Affiliate).

L'immagine seguente mostra come si presenta il pannello di affiliazione Amazon, con un esempio di
sponsorizzazione di una cuffia Bose:

Figura 1. Pannello di affiliazione Amazon (click per ingrandire)

Pannello di affiliazione Amazon

Quindi, se tramite il nostro sito un utente compra uno o più prodotti su Amazon (anche prodotti non direttamente sponsorizzati da noi), Amazon conoscerà questa informazione, tracciando il nostro ID Partner. Esso permetterà a noi e ad Amazon di identificarci, e quindi di riconoscerci una percentuale che va dal 1% in su, su tutti i prodotti acquistati dall’utente con il nostro ID Partner.

Con l’esplosione del commercio elettronico, questa forma di monetizzazione è sempre più diffusa, anche perché Amazon paga in modo automatico e regolare le commissioni mensili, purché superino una certa soglia.
L'immagine seguente mostra in che modo Amazon Affiliate viene utilizzato dal sito del Corriere della Sera:

Figura 2. Amazon Affiliate sul sito del Corriere della Sera (click per ingrandire)

Amazon Affiliate sul sito del Corriere della Sera

Lead Generation

La lead generation è un argomento già affrontato nel dettaglio su HTML.it, in un'apposita guida. Si tratta di una tecnica pubblicitaria per generare contatti interessati (i lead) ad acquistare un prodotto o un servizio.
In questo caso, il nostro sito potrebbe raccogliere contatti interessati a servizi offerti da altri.
Il lead può essere rivenduto ad un costo pre-determinato (CPL, ovvero costo per lead) oppure ci può essere un accordo a revenue share con l’advertiser, in pratica il riconoscimento di una commissione se il lead compra effettivamente il servizio.

Il tema della qualità dei lead è ovviamente cruciale. Infatti, le sole informazioni di contatto del lead non hanno valore, che invece acquisiscono nel momento in cui diventa prospect e/o cliente.
L'immagine seguente mostra un “funnel” creato dall’azienda di CRM Zoho, dove si vede chiaramente che solo una percentuale dei lead acquisiti (nell'esempio l'1%) è destinata a tramutarsi in clienti effettivi.

Figura 3. Lead Funnel (click per ingrandire)

Lead Funnel

È chiaro, quindi, che migliore è la qualità dei lead, maggiore sarà il tasso di conversione (CR, conversion rate), e maggiore sarà il numero di clienti finale per l’advertiser.
Facendo ancora l'esempio del sito del Corriere della Sera, l'immagine seguente mostra un tipico form per la lead generation esterna:

Figura 4. Form per lead generation esterna (click per ingrandire)

Form per lead generation esterna

Co-registrazione

La co-registrazione (o co-reg) consiste nel far iscrivere la nostra audience ad una newsletter o ad un servizio offerto da altri.
Normalmente, questo step viene promosso verso gli utenti che già sono iscritti alla newsletter del sito, e viene proposto loro di iscriversi ad un servizio simile o complementare.

In questo caso si viene pagati per numero di co-registrati ad un prezzo stabilito in precedenza, e che dipende dalle caratteristiche degli utenti e dalla tematica del sito.
Per fare un esempio, una newsletter focalizzata sul settore del trading online potrebbe spingere una newsletter simile, di una terza parte, focalizzata sulle criptovalute.

Ecco un esempio di co-registrazione:

Figura 5. Esempio di co-registrazione (click per ingrandire)

Esempio di co-registrazione

Email Sponsorizzate

L’email sponsorizzata rappresenta un buon modo per monetizzare la propria mailing list, purché questa abbia un numero di iscritti adeguato.
In pratica, si può inserire un banner nella normale newsletter, oppure il database potrebbe essere “affittato” per inviare DEM (Direct Email Marketing) ad agenzie esterne.

Questo metodo di monetizzazione è molto diffuso tra i publisher che gestiscono forum.
Il forum è di fatto un sito dove i contenuti tendono ad essere scarsamente monetizzabili, in quanto scritti dagli utenti stessi, Per questo motivo, in genere i contenuti non sono professionali e facilmente rivendibili.

D'altro canto, i forum possono avere centinaia di migliaia di iscritti, ed il database rappresenta un asset rivendibile (o affittabile).

La monetizzazione della mailing list avviene attraverso due modelli di business prevalenti: il modello a CPM ed il modello a CPL. Con il primo si riceve il pagamento per ogni 1000 email inviate; con il secondo si viene remunerati per numero di lead generati.

In questo caso, la quantità è più importante della qualità del database: gli inserzionisti e le agenzie sono sempre in cerca di database poco sfruttati (che non hanno già ricevuto troppe email promozionali) e con molte anagrafiche.
Ovviamente, un database segmentato per geografia o interessi acquista sul mercato un valore maggiore.

Con il DEM è possibile rimanere in controllo della nostra lista senza il bisogno di rivelare indirizzi ed anagrafiche.
Si può decidere di utilizzare solo una parte di essa, fare dei test e far ruotare le pubblicità in modo da non “stressare” il database.

Ecco un esempio di DEM all’interno di Gmail:

Figura 6. Direct Email Marketing (DEM) su Gmail (click per ingrandire)

Direct Email Marketing (DEM) su Gmail

Sottoscrizione a contenuti premium

Ci sono solo due fonti di guadagni per il nostro sito: terze parti (advertiser) ed utenti.
Se pensiamo di poter creare dei contenuti che i nostri utenti sono disposti a pagare, allora potremmo valutare il modello basato sui contenuti premium.
Questa forma di monetizzazione può essere impostata in modi diversi: far pagare per
l’accesso ad alcuni contenuti video (modello freemium), far pagare per singoli download di guide o PDF, far pagare per sottoscrivere un abbonamento mensile o annuale.

Ci sono molte decisioni da prendere nel caso in cui si proceda in questa direzione (prezzi, contenuti, modelli di pagamento). Il mix esatto non esiste e dipende dai fattori già elencati, ovvero la nicchia alla quale ci si rivolge, la tipologia di contenuti prodotti, la frequenza, il mercato competitivo.
L’unica cosa da fare è testare per capire cosa può funzionare meglio, ed analizzare le revenue generate (eCPM) per ogni decisione scelta.

Questo modello di monetizzazione è adottato, ad esempio, dall’Harvard Business Review, sito di business legato alla famosa università. Il loro modello prevede 3 articoli gratuiti ad utente, mentre tutti i successivi richiedono la registrazione.

Figura 7. Esempio di monetizzazione basata su contenuti premium (click per ingrandire)

Esempio di monetizzazione basata su contenuti premium

Online Store

Una gran quantità di siti monetizza vendendo direttamente prodotti, con un modello di e-commerce.
La maggior parte dei siti di e-commerce che generano guadagni sono iper-specializzati in prodotti di nicchia, in modo da differenziarsi rispetto ai big del settore come Amazon, Zalando o eBay.
Queste nicchie possono essere anche focalizzate su prodotti semplici (come le t-shirt) o più complessi (come i prodotti professionali per verniciare).

Per i novizi, potrebbe essere molto utile un sito come Shopify, che permette di aprire velocemente un e-commerce con tutte le funzionalità necessarie, una grafica moderna ad un costo mensile.
In questo caso la monetizzazione deriverà dal numero di prodotti venduti e dalla capacità di mantenere e crescere la propria clientela, proprio come fosse un negozio fisico.

Molti siti editoriali stanno integrando un e-commerce nel proprio sito, per sfruttare al massimo il proprio traffico, vendendo prodotti di merchandise tipo magliette, cappellini o tazze brandizzate.

L'alternativa è, ovviamente, quella di sviluppare un sito personalizzato, ad-hoc. In questo caso è ovviamente richiesta una maggiore competenza tecnica. Su HTML.it vi sono molte guide sui principali framework per realizzare siti di e-commerce; tra queste, citiamo quelle alla creazione di un e-commerce con PHP, la guida a Prestashop e quella a WooCommerce.

Eventi

In alcuni casi, quando l’argomento del nostro sito potrebbe essere adatto ai casi precedenti, un
modo per monetizzare potrebbe essere la promozione di eventi o webinar in
partnership con gli organizzatori.

Supponiamo che il nostro sito pubblichi contenuti relativi a criptovalute e blockchain: un
buon modo per generare revenue potrebbe consistere nella partnership con i
migliori fornitori di corsi online o eventi dedicati ai
Bitcoin.

Questo tipo di impostazione può essere molto valida nei settori dove la
formazione continua è necessaria per restare agganciati alle novità ed i
trend, come ad esempio quello sulle criptovalute.

In questo caso il sito potrebbe lanciare l’invito all’evento offrendo un
codice sconto (generalmente intorno al 10%).

Con questo codice sconto sarà possibile iscriversi all’evento, mentre l’organizzatore, contando i codici sconto, saprà perfettamente quanti
iscritti saranno arrivati grazie alla promozione sul nostro sito, potendo quindi riconoscere
la percentuale pattuita.

Molti siti di prenotazione eventi, come Eventbrite, prevedono lo spazio per il coupon per permettere il tracciamento delle
varie fonti di iscritti:

Figura 8. Eventbrite (click per ingrandire)

Eventbrite


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