Chiunque abbia avuto a che fare con processi di sviluppo software a diffusione medio-ampia sa bene che una delle fasi più importanti (ma anche più noiosa) dell'intero processo è quella dell'internazionalizzazione dell'applicazione.
Si pensi all'ipotesi di voler rendere disponibile il nostro software, sviluppato per il mercato italiano, a quello inglese. Oltre alle ovvie differenze linguistiche, dovremmo tener conto anche di altre differenze, come la rappresentazione di data e ora. Delle differenze così sostanziali non permetterebbero un passaggio agevole dal mercato italiano a quello inglese se queste non fossero preventivate e se le dovute strategie non fossero applicate.
L'insieme di queste strategie è quello che chiamiamo processo di internazionalizzazione, ovvero tutti gli accorgimenti che ci permetteranno di slegare quanto più possibile il nostro software dalle varie consuetudini linguistiche e stilistiche dei vari paesi.
Una volta che il nostro software è stato reso internazionale, sarà facile adattarlo ad un determinato mercato locale. Tale processo, complementare all'internazionalizzazione è detto localizzazione. Se il software è stato correttamente internazionalizzato, non avremo problemi a localizzarlo per il mercato inglese.
Come prevedibile, il processo di internazionalizzazione non è affatto semplice e porta via molto tempo, non a caso, esistono già numerosi framework pronti per essere utilizzati all'interno del nostro software. Quelli di Palo Alto hanno pensato anche a questo, mettendo a disposizione degli sviluppatori lo stesso framework utilizzato per tradurre Facebook. Nelle prossime lezioni vedremo come iniziare tale processo di internazionalizzazione utilizzando gli strumenti offerti.
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