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Ring: bug tecnico scatena allarme sicurezza tra gli utenti, Amazon rassicura

Un bug nel backend di Ring mostra accessi sospetti agli utenti. Amazon rassicura: nessun attacco hacker, solo errore tecnico.
Ring: bug tecnico scatena allarme sicurezza tra gli utenti, Amazon rassicura
Un bug nel backend di Ring mostra accessi sospetti agli utenti. Amazon rassicura: nessun attacco hacker, solo errore tecnico.
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L’allarme è scattato all’improvviso, travolgendo la quotidianità di centinaia di utenti italiani e internazionali che affidano la protezione della propria casa ai Ring, i celebri dispositivi di sicurezza domestica connessi.

I possessori di questi apparecchi si sono ritrovati davanti a una scena inquietante: la cronologia degli accessi ai propri account mostrava improvvisi accessi non autorizzati, login effettuati da dispositivi smart home sconosciuti e connessioni da località remote come Spagna e Irlanda. Tutto era datato con precisione 28 maggio 2025, un dettaglio che ha contribuito a gettare nel panico una comunità già molto sensibile al tema della sicurezza digitale.

La reazione di Amazon

La reazione di Amazon, proprietaria del marchio Ring, non si è fatta attendere. Attraverso una comunicazione pubblicata sia su Facebook che sulla propria pagina di stato, l’azienda ha cercato di rassicurare gli utenti, attribuendo il fenomeno a un bug aggiornamento backend.

Secondo la versione ufficiale, si sarebbe trattato di un semplice errore di visualizzazione e non di una reale compromissione degli account: “Nessun rischio concreto, solo un’anomalia nei dati mostrati”, ha dichiarato il portavoce dell’azienda.

Testimonianze allarmati

Nonostante il tentativo di minimizzare, le rassicurazioni non hanno convinto tutti. I social network e i forum specializzati si sono rapidamente popolati di testimonianze allarmati. Numerosi utenti hanno riportato la presenza, nella lista dei dispositivi autorizzati, di nomi come “derbhile’s iPhone” o indirizzi IP che riconducevano a paesi esteri, spesso mai visitati dagli effettivi proprietari degli account.

Ancora più preoccupanti sono state le segnalazioni di chi ha notato attività di visualizzazione live delle telecamere Ring in orari in cui nessun familiare era presente o stava utilizzando il sistema.

Risoluzione lenta del problema

A peggiorare la situazione è intervenuta la lentezza nella risoluzione del problema. Tre giorni dopo il primo manifestarsi dell’anomalia, le tracce di accessi non autorizzati continuavano ad apparire nei pannelli di controllo degli utenti.

Questo ha alimentato il sospetto che la spiegazione del semplice bug aggiornamento backend potesse nascondere una falla di sicurezza più seria, magari una vera e propria violazione ancora non ammessa pubblicamente da Amazon.

Un portavoce della compagnia ha cercato di gettare acqua sul fuoco, sostenendo che gli indirizzi IP e i dispositivi visualizzati deriverebbero da login effettuati in passato, magari da dispositivi non più utilizzati o da persone a cui erano state temporaneamente condivise le credenziali. Una spiegazione che però non ha dissipato i dubbi di chi teme che la propria privacy possa essere stata compromessa.

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