L’orizzonte della tecnologia di consumo in Italia si prepara a cambiare volto, con una serie di rincari in arrivo che coinvolgeranno smartphone, computer e, per la prima volta, i servizi di cloud storage. La notizia arriva direttamente da DDay. Il nuovo scenario si delinea a seguito di una proposta avanzata dal Comitato Consultivo per il Diritto d'Autore, attualmente sotto esame presso il Ministero della Cultura.
L’obiettivo? Aggiornare il sistema di compenso per la copia privata, un meccanismo che negli ultimi anni ha garantito oltre 120 milioni di euro annui agli aventi diritto, ma che oggi si trova a fare i conti con l’evoluzione delle abitudini digitali, sempre più orientate allo streaming e sempre meno alla duplicazione dei contenuti.
Adeguamento delle tariffe
Il cuore della proposta è rappresentato da un adeguamento delle tariffe che, di fatto, i consumatori si trovano a pagare indirettamente all’acquisto di dispositivi elettronici in grado di memorizzare opere protette da copyright.
In particolare, gli smartphone – ormai divenuti strumenti indispensabili nella vita quotidiana – saranno oggetto di aumenti sensibili: un modello dotato di 1 TB di memoria interna, ad esempio, vedrebbe il contributo passare dagli attuali 6,90 euro a 9,11 euro. L’incremento, pari a circa il 32%, non è trascurabile e potrebbe incidere sul prezzo finale, anche considerando l’aggiunta dell’IVA.
Gli effetti della revisione sui prodotti
Ma non saranno solo gli smartphone a subire l’effetto della revisione. Anche i computer – desktop e portatili – vedranno un rialzo, con il compenso che salirebbe da 5,20 a 6,07 euro per unità. L’aumento si estende inoltre a dispositivi di archiviazione come memorie esterne, SSD, hard disk esterni e persino smartwatch, per i quali si prospettano rincari nell’ordine del 16-17%. Si tratta di una misura che coinvolge una vasta platea di prodotti tecnologici, con ricadute dirette sia sui consumatori che sugli operatori del settore.
I servizi cloud
L’aspetto più innovativo e, al contempo, più controverso della proposta riguarda però i servizi di cloud storage. Per la prima volta, infatti, si prevede l’introduzione di una tariffa specifica: 0,0003 euro per gigabyte al mese per ciascun utente, con un tetto massimo fissato a 2,40 euro mensili.
Per un account gratuito da 15 GB, l’impatto sarebbe minimo – circa 5 centesimi l’anno – ma, considerando la moltiplicazione per milioni di utenti, il gettito complessivo potrebbe risultare considerevole. Non mancano tuttavia dubbi sull’effettiva applicabilità della misura, soprattutto nei confronti dei provider internazionali che gestiscono la maggior parte del mercato.
Comitato Consultivo per il Diritto d'Autore
La questione assume contorni ancora più delicati se si considera la composizione del Comitato Consultivo per il Diritto d'Autore che ha redatto la proposta. Non figurano infatti rappresentanti dei produttori hardware né delle associazioni dei consumatori, sollevando perplessità circa l’equilibrio degli interessi rappresentati.
In questo contesto, la decisione finale spetterà al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, chiamato a valutare la reale opportunità di introdurre questi aumenti in un periodo in cui lo streaming ha profondamente trasformato il modo in cui gli utenti accedono ai contenuti digitali.
La gestione della SIAE
La proposta si inserisce nel solco di una tradizione ormai consolidata in Italia, dove il compenso per la copia privata viene gestito dalla SIAE e ripartito tra autori, produttori e altri aventi diritto. Tuttavia, la sua attualità è oggi messa in discussione dalla progressiva affermazione di modelli di fruizione basati sullo streaming e sull’accesso diretto ai contenuti, che riducono drasticamente la necessità di effettuare copie private su dispositivi personali.
Resta dunque da capire se il meccanismo della copia privata, concepito in un’epoca dominata dai supporti fisici, abbia ancora senso nell’attuale ecosistema digitale.
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