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Riforma del Copyright: direttiva in stallo

Gli articoli 11 e 13 della Direttiva sul Copyright ne impediscono ancora la definitiva approvazione.
Gli articoli 11 e 13 della Direttiva sul Copyright ne impediscono ancora la definitiva approvazione.
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Durante la scorsa estate abbiamo parlato in modo approfondito nella riforma del Copyright proposta dall'Unione Europea. La nuova direttiva ha l’obbiettivo di aggiornare quella attuale che risale al 2011, in modo da uniformare maggiormente la gestione e l’applicazione del diritto d’autore all’interno dell’Unione Europea.

Tuttavia all'interno del suo testo vi sono dei punti controversi che potrebbero cambiare, in negativo, il modo in cui fruiamo dei contenuti su Internet. In questi mesi ci sono state diverse proposte per migliorare il testo della legge e, anche se il Parlamento Europeo ha approvato la riforma, i passaggi per attuarla non sono conclusi. Ogni direttiva approvata dal Parlamento Europeo deve infatti passare anche al Consiglio.

Proprio in tale sede i diversi governi dei paesi membri non riescono a trovare un accordo e la discussione è in fase di stallo da parecchio tempo. Diverse riunioni sono infatti stata annullate a cause delle divergenze di opinione su come attuare la nuova direttiva. Nel dettaglio i punti più controversi sono quelli che riguardano l'articolo 11 e 13 della direttiva.

Articolo 11

Il primo si occupa della protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico ed editoriale in caso di utilizzo in ambito digitale, l’articolo 11 obbligherà chi pubblica anche una minima parte (o snippet) di un contenuto protetto da Copyright a munirsi di una licenza d’uso da corrispondere alla testata titolare, ciò prima di poter utilizzare parte del testo o anche solo linkarlo per creare un incipit ad un altro articolo. Da qui la definizione Link Tax.

L’articolo 11 non si ferma alle grandi multinazionali, ma allarga il raggio d’azione anche ai singoli cittadini che, solo per poter condividere un link sul proprio blog o magari per citare un articolo di una testata, potrebbero dover pagare una forma di licenza agli editori.

Si tratta di uno scenario surreale dove la libera circolazione delle notizie verrebbe irrimediabilmente lesa visto che non tutti hanno le risorse per poter pagare delle licenze, inoltre avrebbe anche effetti deleteri per il mercato editoriale che vedrebbe calare drasticamente il traffico giornaliero e gli introiti pubblicitari derivati.

Articolo 13

L’articolo 13, invece, tratta dell’utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti. Le piattaforme online che offrono e gestiscono contenuti altrui adottano forme di controllo sul diritto d’autore diverse a seconda delle loro potenzialità e degli accordi che hanno con le varie agenzie che tutelano il diritto d’autore.

Se venisse approvata la nuova direttiva le piattaforme online sarebbero legalmente obbligate ad applicare un controllo preventivo su tutto il materiale pubblicato dagli utenti, in modo da bloccare tutti i contenuti coperti da diritto d’autore. Si tratta di un sistema molto simile al Content ID di YouTube.

Le grandi multinazionali possono permettersi i costi di una tale infrastruttura, ma le piccole imprese ne sarebbero estremante svantaggiate e, a seguito di un’inadempienza, potrebbero essere divorate dalle cause legali e dalle sanzioni che ogni stato dovrebbe applicare per ciascuna violazione della direttiva.

Si tratta dunque di novità che apporteranno delle sostanziali modifiche al mercato del Copyright europeo e, a seconda del modo in cui verranno attuate ed implementate, si rischia di minare il sistema di libera circolazione delle notizie all'interno dell'Unione Europea oltre ad arrecare un danno diretto agli editori stessi.

Ecco perché questa nuova direttiva non è ancora stata varata in modo definitivo e probabilmente le discussioni in merito saranno risolte solo dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo che si terrà a fine maggio.

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