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Perché si usa l'IP 192.168.1.1 in locale?

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Quando ci connettiamo al nostro router di casa o ad un device connesso alla rete locale solitamente digitiamo l'indirizzo IP 192.168.1.X seguito magari dal numero di una porta, ad esempio 80 per i servizi HTTP o 21 per i server FTP. Ma perché si è scelto di sfruttare proprio l'IP 192.168.1.1? Per rispondere a questa domanda dobbiamo ripercorrere brevemente la storia dell'informatica.

In origine erano presenti 5 classi di Internet address, A, B, C erano destinati agli usi generali mentre D per il multicast addressing ed E per gli impieghi sperimentali. Tale sistema di classi veniva sfruttato per allocare gli indirizzi IP.

  • la classe A comprende gli IP: 10.0.0.0 - 10.255.255.255;
  • la classe B comprende gli IP: 172.16.0.0 - 172.31. 255.255;
  • la classe C comprende gli IP: 192.168.0.0 - 192.168.255.255.

Anche se gli indirizzi IPv4 vengono espressi in decimali, le definizioni degli indirizzi di classe A, B e C sono considerate in binario, dunque tali indirizzi sono rappresentati da 4 gruppi di otto bit. Inoltre gli indirizzi IP sono in realtà divisi in due parti. Una parte rappresenta la rete, mentre l'altra l'host. Dunque il tipico indirizzo IP che usiamo nelle reti locali può essere suddiviso in questo modo:

192.168.1|.1

con l'ultima parte che rappresenta l'host mentre la prima la rete. Il suo corrispettivo in binario è invece:

11000000 10101000 00000001 | 00000001

Col passare degli anni tantissime aziende non connesse ad Internet si sono dotate però di una rete locale che sfruttava le medesime classi di IP (A, B e C) utilizzate anche per Internet, dunque l'IEFT (Internet Engineering Task Force), l'organismo internazionale composto da tecnici e ricercatori interessati all'evoluzione tecnica e tecnologica di Internet,ha scelto di destinare questi IP unicamente per uso locale per evitare problematiche di attribuzione.

Ecco perché oggi molti di noi conoscono e utilizzano quotidianamente questi indirizzi IP nella propria rete locale. I produttori di router sono liberi di utilizzare tali range di indirizzi IP anche se è difficile che le reti domestiche superino i 256 host individuali, quindi solitamente questi device sfruttano la classe C di default.

L'IETF ha inoltre riservato l'intero ventaglio di indirizzi 127 al meccanismo di loopback, quindi quando si elabora una richiesta ad un Web Server avviato sulla propria rete privata, o magari ad una Web App, si può sfruttare tale range di indirizzi IP per indicare al software di eseguire il comando in locale senza inoltrare la richiesta ad Internet.

Via Quora

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