L'annuncio di Meta segna un nuovo capitolo nella corsa globale all'AI, con l’ambizioso progetto Hyperion: un colossale data center da cinque gigawatt che si estenderà su una superficie comparabile a gran parte di Manhattan.
Svelato direttamente da Mark Zuckerberg, il piano rappresenta un investimento strategico senza precedenti, con l’obiettivo di ridefinire gli equilibri nel settore dell’intelligenza artificiale e posizionare l’azienda come leader tra i giganti tecnologici. In questo scenario, la potenza di calcolo diventa la vera moneta di scambio tra i colossi del settore.
Le fasi della realizzazione
L’infrastruttura, destinata a sorgere in Louisiana, verrà realizzata per fasi. I primi due gigawatt entreranno in funzione entro il 2030, mentre la piena operatività sarà raggiunta negli anni successivi. Questo progetto mastodontico si inserisce in una visione di lungo termine, nella quale Meta punta a consolidare la propria posizione nel panorama dell’AI globale, competendo frontalmente con realtà del calibro di OpenAI e Google.
L’impegno di Menlo Park non si limita alle infrastrutture: il reclutamento di talenti di spicco come Alexandr Wang, ex CEO di Scale AI, e Daniel Gross dimostra la volontà di rafforzare il know-how interno e accelerare lo sviluppo di nuove tecnologie.
In arrivo anche "Prometheus"
Ma l’espansione di Meta non si ferma qui. Nel 2026, infatti, è previsto il debutto di "Prometheus", un super cluster da un gigawatt che sorgerà a New Albany, Ohio. Si tratterà di uno dei primi data center AI di tali dimensioni sotto il controllo diretto di una big tech, a testimonianza della crescente centralità delle infrastrutture proprietarie nel futuro dell’intelligenza artificiale.
Questa strategia, oltre a rafforzare la competitività dell’azienda, permette di mantenere il controllo sulle risorse chiave e di gestire in autonomia la crescente domanda di potenza di calcolo.
Consumo energetico
L’accelerazione verso data center sempre più potenti, tuttavia, solleva questioni cruciali sul fronte del consumo energetico. Secondo le previsioni, entro il 2030 i data center potrebbero arrivare a rappresentare il 20% del consumo totale di energia degli Stati Uniti, una crescita esponenziale rispetto al 2,5% registrato nel 2022.
L’impatto non è solo teorico: in Georgia, progetti simili hanno già provocato problemi di approvvigionamento idrico, mettendo in difficoltà le comunità locali e accendendo il dibattito sull’equilibrio tra innovazione e sostenibilità.
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