L’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando una presenza familiare nella quotidianità dei più giovani, modificando abitudini, relazioni e modalità di apprendimento in modo profondo e pervasivo. Secondo quanto emerge dal recente rapporto “Me, Myself and AI” di Internet Matters, ben due terzi dei ragazzi tra i 9 e i 17 anni utilizzano chatbot AI, una tendenza che si fa ancora più marcata tra i minori considerati vulnerabili.
Questa diffusione, che richiama per velocità e capillarità quella dei social network nei primi anni Duemila, pone nuove sfide e opportunità, soprattutto sul fronte della sicurezza online e della formazione.
ChatGPT il più utilizzato da bambini e adolescenti
Nel panorama delle piattaforme preferite dai bambini e dagli adolescenti spicca ChatGPT, seguito da Google Gemini e My AI Snapchat. Questi strumenti non sono più solo accessori digitali, ma veri e propri compagni di vita virtuale, capaci di influenzare profondamente la sfera emotiva e relazionale degli utenti più giovani.
Il rapporto evidenzia come, in particolare tra i minori più fragili, la probabilità di interagire con chatbot di compagnia come Character.ai e Replika sia quasi tripla rispetto ai coetanei, sottolineando così una crescente dipendenza emotiva nei confronti dell’intelligenza artificiale.
Rapporto affettivo fra ragazzi e chatbot
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dalla ricerca riguarda proprio la dimensione affettiva e relazionale che i ragazzi instaurano con i chatbot. Se per molti adulti questi strumenti sono semplici ausili per aumentare la produttività o per semplificare la ricerca di informazioni, per i più giovani rappresentano spesso veri e propri confidenti digitali.
Un terzo degli intervistati, infatti, dichiara di percepire la conversazione con un chatbot come simile a quella con un amico, una percentuale che sale addirittura al 50% tra i bambini in condizioni di maggiore vulnerabilità. Ancora più significativo è il dato secondo cui un giovane su otto utilizza i chatbot perché non ha nessun altro con cui parlare, proporzione che arriva a uno su quattro tra i ragazzi più fragili. Questo scenario apre interrogativi importanti sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel colmare – o forse nel mascherare – vuoti relazionali e solitudini giovanili.
La fiducia nei chatbot AI
La crescente fiducia che i giovani ripongono nei chatbot AI solleva però interrogativi cruciali sulla qualità, l’attendibilità e la sicurezza delle risposte fornite. Secondo il rapporto, il 58% dei ragazzi ritiene più efficace consultare un chatbot piuttosto che effettuare ricerche autonome su Google, un dato che deve far riflettere se si considera che, in diversi casi, le protezioni implementate possono essere facilmente aggirate. Questo espone i minori al rischio di entrare in contatto con contenuti inappropriati, evidenziando la necessità di rafforzare i controlli parentali e le strategie di prevenzione.
Coinvolgimento degli adulti e della scuola
Un ulteriore elemento critico riguarda il coinvolgimento degli adulti e delle istituzioni nell’educazione all’uso consapevole dell’intelligenza artificiale. Sebbene la maggior parte dei ragazzi abbia discusso di sicurezza online e AI con i propri genitori, solo un terzo di loro ha affrontato temi fondamentali come l’accuratezza delle informazioni ricevute dai chatbot.
Le scuole stanno iniziando a colmare questo gap, ma il percorso è ancora lungo: il 57% dei giovani ha affrontato il tema dell’AI in ambito scolastico, ma solo il 18% lo ha fatto in modo approfondito, evidenziando l’urgenza di una solida alfabetizzazione digitale.
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