L'algoritmo Brotli è stato annunciato da Big G nel corso del 2015 e, dopo la presentazione, l'azienda di Mountain View l'ha implementato immediatamente sul browser Google Chrome nella speranza che prendesse piede velocemente in Rete. Perché possa funzionare è infatti necessario che Brotli venga implementato nei vari siti web, nei principali web browser e negli HTTP server come Apache e nginx.
Di recente due dei principali servizi CDN (Content Delivery Network), Cloudflare e DreamHost, hanno implementato Brotli e le ultime release di Apache ed nginx hanno introdotto il supporto alla compressione dati tramite l'algoritmo di Google. Dunque i tempi sembrerebbero ormai maturi per una diffusione su larga scala del progetto promosso dal team californiano.
Secondo i benchmark effettuati dagli sviluppatori di Google, tramite Brotli sarà possibile ridurre il peso delle pagine Web scaricate dagli utenti fino al 25%, con un considerevole miglioramento della user experience e dei tempi di caricamento, anche in presenza di connessioni non performanti. Sicuramente i principali beneficiari di Brotli saranno gli utenti dei device mobile che hanno piani dati limitati e spesso devono navigare con velocità anacronistiche rispetto agli standard attuali.
Brotli potrebbe mandare in pensione lo storico Zlib, inoltre, trattandosi di una soluzione completamente open source gli sviluppatori indipendenti e le aziende possono modificarlo e adattarlo alle proprie esigenze proprio come è successo con Zlib negli ultimi decenni. Attualmente tutti i browser Internet più diffusi supportano la compressione dati tramite Brotli, dunque milioni di utenti possono già beneficiare del nuovo algoritmo di compressione.
Via Stefano Maffulli
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