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AppStream: le distro Linux si accordano su un formato unificato per i pacchetti?

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Pacchetto

Una delle sorgenti di potenziali problemi, specie per le aziende che producono software distribuito solo in formato binario, ma anche per quegli utenti provenienti dal mondo Windows, è la grande abbondanza di formati per la distribuzione di pacchetti; come se ciò non bastasse, la gestione delle dipendenze non è univoca, e l´utilizzo dello stesso formato di impacchettamento su due distribuzioni diverse non garantisce l´utilizzabilità degli archivi creati, anche in caso di parità di architettura hardware.

I tentativi per superare questo problema sono stati molteplici, e coronati da scarso successo; ciò, evidentemente, non ha scoraggiato alcuni sviluppatori Fedora, Debian, Ubuntu, openSUSE, Mandriva e Mageia dal riunirsi presso l´ufficio di Norimberga di SUSE per proseguire sulla strada del negoziato che dovrebbe portare al sistema unificato AppStream, uno di quegli app store tanto temuti da Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia.

OStatic cerca di dare qualche informazione storica sui precedenti importanti per la soluzione cercata, citando il formato FatELF di Ryan "icculus" Gordon (noto ai più per i suoi port sul sistema del pinguino di numerosi software videoludici) costituito da eseguibili ELF multiarchitettura e con informazioni aggiuntive incorporate per una più facile distribuzione, ed e descrivendo in che modo AppStream se ne discosta.

Innanzitutto, la differenza sostanziale sta nel veicolo di distribuzione ipotizzato: l´app store, scelto perché sembrerebbe che gli utenti siano interessati unicamente a screenshot, descrizioni di base, voti e valutazioni date dagli utenti — delle informazioni non facilmente fornite dai metodi tradizionali.

Si vorrebbero utilizzare le seguenti componenti:

1. Una versione modificata di Ubuntu Software Center come interfaccia utente;
2. Bretzn come sistema per la creazione di pacchetti per le architetture supportate;
3. Xapian come motore di ricerca;
4. Open Collaboration Services per la fornitura di valutazioni da parte degli utenti;
5. PackageKit come sistema per la gestione dei pacchetti sul sistema locale.

Verrebbe allestito un server contenente le informazioni essenziali sui pacchetti (ad esempio il percorso di risorse quali le icone); un altro server si occuperebbe di estrarre dati dai file.desktop creati da ciascun distributore onde crearne uno XML complessivo. AppStream funzionerebbe da front-end per PackageKit, cui verrebbe delegato il lavoro di installazione e gestione del/dei pacchetto/i scelto/i. A differenza di FatELF, quindi, la gestione sarebbe improntata su dei metadati invece che sui binari in sé.

Ecco un breve schema riassuntivo del funzionamento complessivo:

   class=

Che ne pensate?

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