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HTML5: tra innovazione e ritorno al passato

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HTML5, che non è ancora uno standard ufficiale ma di fatto è sempre più usato, è un pericoloso mix di innovazione e ritorno al passato. Innovativo, perché presenta nuovi elementi, nuove API e caratteristiche sempre al passo con le esigenze degli sviluppatori ma anche rivolto al passato, per aver abbandonato quello che si era faticosamente raggiunto con XHTML: il rigore della semantica e della sintassi.

Perché non XHTML 2? E perché non definire HTML5 come (X)HTML5? HTML5 parte dal presupposto che il web è fatto per lo più da zuppa di tag, a cui non c'è rimedio. Quindi si è permesso ad un documento HTML5 di essere privo dell'elemento body, poiché tutti i browser lo aggiungono automaticamente nel DOM. Ma non è forse vero che così il lavoro di un browser si complica?

Qualcuno potrebbe parlare di un nuovo tipo di semantica per HTML5, ed è giusto farlo. Ma che tipo di semantica? Una semantica basata sulle statistiche d'uso dei nomi degli attributi degli elementi: quindi dato che il 90% usa id="header" o id="footer" abbiamo gli elementi header e footer. Un passo indietro rispetto alla distinzione semantica che XHTML fa tra un div e un p: dal generico allo specifico.

Abbiamo quindi un'accettazione della zuppa di tag come dato di fatto ed una semantica presentazionale. In più notiamo come alle chiare regole grammaticali di XHTML relative al rapporto genitore/figlio tra gli elementi si sia sostituito un più generico rapporto tra gruppi di elementi accomunati da alcune astrazioni incomprensibili ai più che fanno in modo che la maggior parte dei nuovi template in HTML5 abbia problemi di validazione.

In realtà  la validazione è ancora sperimentale, e quindi i risultati che ne derivano sono del tutto passibili di variazioni in futuro. HTML5 è sicuramente molto potente e versatile per quanto riguarda le nuove caratteristiche introdotte, ma pecca di quel rigore formale e semantico che certamente servirebbe a riportare un pà d'ordine in un web dominato dalla marcatura malformata e non valida.

Non si tratta di semplici requisiti accademici: validità  e semantica fanno si che i siti possano dialogare tra di loro, scambiandosi non solo dati ma anche template e layout. Andy Clarke aveva proposto l'adozione di una nomenclatura più semantica per gli elementi: non è stato ascoltato, e quello che lui scrive in Transcending CSS si perde nel turbinio delle statistiche che hanno di fatto sancito la nomenclatura, la sintassi e la semantica di HTML5.

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