La prima app Android con Android Studio

29 aprile 2015

Abbiamo visto quali sono le due IDE principali per sviluppare su Android. Dopo aver tratta la preparazione di un primo progetto con Eclipse ADT, in questa lezione, affronteremo la medesima operazione con Android Studio, ormai considerato il tool ufficiale di sviluppo. Il primo approccio a questo strumento può talvolta rivelarsi meno amichevole del previsto, soprattutto perchè molti sviluppatori provengono da Eclipse.

Primo progetto

Android Studio deriva da IntelliJ di JetBrains, un IDE per il mondo Java particolarmente sensibile alle necessità dello sviluppatore. Al suo interno, include però Gradle, un ottimo strumento per la build automation, molto flessibile ed erede di tutte le principali caratteristiche di predecessori come Apache Ant e Maven.

Si supporrà che Android Studio sia già installato sulla macchina di sviluppo, in quanto tale procedura è già stata illustrata precedentemente in questa guida.

All’avvio, l’IDE mostra una finestra di benvenuto, sulla sinistra della quale troviamo un elenco di progetti aperti di recente, mentre sulla destra è presente un menu che permette l’avvio del lavoro in varie modalità. Selezioniamo la voce Start a new Android Studio project.

La creazione guidata che viene avviata si articola in quattro schermate, ognuna dedicata ad un aspetto:

  • la prima schermata consente di specificare nome dell’app, Company Domain (di default costituirà la prima parte del package Java che creeremo), nome completo del package Java e collocazione del progetto nel file system. Su quest’ultimo aspetto, è bene sottolineare Android Studio non fa uso di un unico workspace, come invece avviene su Eclipse;
  • la seconda schermata permette di scegliere il fattore di forma dell’app: possiamo scegliere tra smartphone/tablet, TV, dispositivi indossabili (Wear) o Google Glass. È evidente quanto questa IDE sia pensata specificamente per il mondo Android nella sua interezza;
  • la terza schermata offre la scelta tra vari template di applicazioni. Nel caso, ad esempio, di app per smartphone e tablet, saranno proposte varie alternative: un’app vuota, con fragments, con Google Maps intergrato o con i Google Play Services già a disposizione, ed altro ancora;
  • tramite l’ultima schermata possiamo configurare la prima Activity, definendo il nome della classe e del file di layout.

Al termine di questa procedura ci verrà fornito un semplice progetto, in stile “Hello World”, perfettamente funzionante.

Struttura di un progetto

Anche su Android Studio troveremo tre parti principali del progetto: la cartella con il codice Java, la cartella res (contenente risorse per lo più realizzate in XML) ed un file di configurazione denominato AndroidManifest.xml. La figura seguente mostra la disposizione di tali elementi.

Per prima cosa, si noti che il progetto è contenuto in una cartella denominata app. Questo è il modulo di default. L’IDE, infatti, suddivide un progetto in più moduli, ognuno dei quali può svolgere un ruolo diverso (libreria Java, libreria Android, inclusione di un progetto esterno, eccetera…). Il modulo app include i file manifest, il codice Java e le risorse.

Dopo il modulo troviamo la sezione Gradle Scripts. Qui ci sono i file di build che userà Gradle per trasformare il nostro progetto in un’app funzionante. In particolare, i file di build sono due: uno per tutto il progetto ed uno per il solo modulo app. Vediamo di seguento quest’ultimo, che è quello tipicamente modificato dal programmatore.

apply plugin: 'com.android.application'

android {
    compileSdkVersion 21
    buildToolsVersion "22.0.1"

    defaultConfig {
        applicationId "it.html.helloworld"
        minSdkVersion 14
        targetSdkVersion 21
        versionCode 1
        versionName "1.0"
    }
    buildTypes {
        release {
            minifyEnabled false
            proguardFiles getDefaultProguardFile('proguard-android.txt'), 'proguard-rules.pro'
        }
    }
}

dependencies {
    compile fileTree(dir: 'libs', include: ['*.jar'])
    compile 'com.android.support:appcompat-v7:22.1.1'
}

La prima riga carica il plugin Gradle per android. Questo permette di avere a disposizione la sezione seguente contenuta nella direttiva android { ... }. Al suo interno vengono impostati alcuni fattori che nei progetti Eclipse trovano spazio nel file AndroidManifest.xml: minimo SDK cui l’app è destinata (minSdkVersion), SDK target (targetSdkVersion), versione di sviluppo (versionCode) e versione pubblica (versionName).

La sezione successiva denominata dependencies, è molto importante per l’espansione delle funzionalità del progetto.

La riga seguente:

compile fileTree(dir: 'libs', include: ['*.jar'])

include nel build path tutti i file .jar che trova nella cartella libs, mentre la riga:

compile 'com.android.support:appcompat-v7:22.1.1'

include nel progetto la libreria di supporto Appcompat v7 nella versione 22.1.1. Questo tipo di librerie servono per mettere a disposizione di versioni precedenti di Android funzionalità uscite successivamente.

È interessante notare come sia espresso il nome della dipendenza. Esso è costituito da tre parti, separate dal simbolo :. Questo tipo di espressione richiama il formato di Maven: com.android.support è l’identificativo del gruppo di sviluppo, appcompat-v7 il nome del progetto da includere e 22.1.1 è la versione del progetto.

Tale funzionalità, per essere inclusa, deve essere stata prima scaricata tramite Android SDK Manager.

Il medesimo formato delle dipendenze deve essere utilizzato per scaricare ulteriori librerie che il programmatore vorrà sfruttare, disponibili presso repository Maven.

Un aspetto da non dimenticare è che, non appena apportata una modifica al file di build, si deve selezionare il pulsante Sync Project with Gradle files, riconoscibile dall’icona seguente:

SDK Manager ed emulatori su Android Studio

Su Android Studio esiste un sottomenu raggiungibile da Tools -> Android, in cui è possibile rintracciare i comandi per attivare Android SDK Manager e Android Virtual Device Manager.

Il primo, come accennato nelle lezioni precedenti, è il pannello per integrare il proprio SDK con ulteriori funzionalità ed aggiornamenti.

Il secondo permette di creare uno o più emulatori, qualora non si vogliano o non si possano eseguire i propri progetti direttamente su dispositivo reale. Il pannello che lo costituisce presenta, in basso, il pulsante Create Virtual Device…, selezionando il quale verrà avviata la creazione di un emulatore, del quale si potranno scegliere modello e caratteristiche. Terminata la creazione, il nuovo emulatore apparirà nella finestra Your Virtual Devices e da lì potrà essere avviato.

Design di layout

Un aspetto significativo di Android Studio consiste nell’anteprima di layout praticamente istantanea. Se si apre un file contenente la stuttura del layout – reperibile, ad esempio, nella cartella res/layout – si vede che il suo contenuto può essere mostrato in modalità Design (visuale, incluso nel display di un dispositivo) oppure Text, che mostra il tipico formato XML.

Il pannello Design può essere utile per visualizzare rapidamente le modifiche apportate al sorgente XML, oppure per disegnare in modalità visuale l’interfaccia, trascinando direttamente sul display i widget dalla Palette.

Inoltre, il pannello Design presenta alcuni menu a tendina che permettono di modificare le condizioni dell’anteprima in termini di modello, orientamento e versione di Android disponibile.

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