VNC: come gestire i server da remoto

13 gennaio 2009

Iniziamo chiarendo che con VNC non si intende un particolare programma, ma una categoria di programmi che consentono il controllo remoto di un computer. L’acronimo VNC sta per Virtual Network Computing e la caratteristica che accomuna tali software è l’utilizzo del protocollo RFB, Remote Frame Buffer. In questo articolo vedremo come utilizzare un server VNC su un sistema Linux e su un sistema Windows. Le indicazioni fornite potranno essere d’aiuto comunque in qualsiasi ipotesi di configurazione.

Lo schema di funzionamento è semplice: da un lato il computer da controllare su cui installeremo il software VNC server, dall’altro il computer controllante che utilizza invece la componente client, il cosiddetto viewer. Le due macchine possono essere collegate tra loro tramite una LAN privata o attraverso la rete pubblica Internet. Nella seconda ipotesi il lavoro risulterà probabilmente più gravoso per la necessità di configurare anche altre apparecchiature come firewall e router.

Se dalla postazione client stabiliamo una connessione al server vedremo il desktop della macchina remota in una finestra del programma. Potremo agire su di esso direttamente con la nostra tastiera ed il nostro mouse come se fossimo fisicamente seduti davanti al computer. Il bello di tutto questo è che i sistemi operativi coinvolti nella comunicazione possono essere diversi: Linux, Windows o MacOSX. Potremmo controllare un server Windows 2003 dalla nostra Linux box o, viceversa, un server Linux da una stazione Windows XP.

La tecnologia

È necessario a questo punto un breve cenno storico per capire da dove venga questa tecnologia. Il protocollo RFB fu sviluppato alla fine degli anni novanta negli Olivetti Research Laboratory, che furono successivamente acquisiti da AT&T. Le specifiche del protocollo vennero rese pubbliche ed il software VNC, basato su RFB, rilasciato come open source. Quando nel 2002 il laboratorio fu chiuso una parte dei tecnici fondarono RealVNC Ltd. che proseguì lo sviluppo del programma e del protocollo.

Essendo tutto di dominio pubblico, col tempo, altri gruppi o aziende crearono una propria versione del software. È chiaro dunque perché le implementazioni di VNC a nostra disposizione siano molteplici. In linea di principio dovrebbero essere completamente compatibili basandosi sul medesimo standard. In realtà lo sono nelle funzionalità di base, mentre non si può dire altrettanto per caratteristiche particolari come la cifratura della trasmissione o il trasferimento di file. Le più note versioni sono:

  • Real VNC
  • Ultra VNC
  • Tight VNC

È impossibile consigliare in generale quale programma adottare: ognuno presenta pregi e difetti. La scelta inoltre può essere influenzata dal budget a disposizione, dai sistemi operativi in gioco, dall’infrastruttura di connessione adottata, oltre poi alle personali simpatie. Tanto per fare qualche esempio RealVNC, nella versione gratuita, non implementa la cifratura dei dati trasmessi. Ciò porterebbe a scartarlo se ci si collega tramite Internet, salvo adottare particolari accorgimenti come la creazione di una VPN. UltraVNC, gratuito, consente di utilizzare plugin di terze parti per cifrare la connessione. Purtroppo esiste solo la versione per Windows. Infine Tight VNC cerca di essere il più aderente agli standard possibile e introduce una buona compressione dei dati per connessioni lente, ma la sua interfaccia lascia un po’ a desiderare.

Data la premessa queste pagine illustreranno solo una possibile soluzione rispetto al problema di controllare da remoto un server mediante interfaccia grafica. In prima battuta ci prefiggeremo di agire su una macchina con Fedora 9 e Gnome, sia da client Linux che Windows. Come di consueto lascio a voi l’onere di adattare le indicazioni fornite alla vostra distribuzione e desktop manger preferiti.

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