Scrivere per il Web: intervista a Luisa Carrada

20 marzo 2006

«Scrivere per il web non esige tanto delle regole d’oro, diverse e magari antitetiche a quelle della scrittura su carta. Le regole della buona scrittura professionale sono comuni alla carta e al Web: sintesi, chiarezza, concretezza, precisione, forte orientamento al lettore».

Luisa Carrada, business writer ed esperta di comunicazione in rete, ha affrontato per prima in Italia l’argomento della scrittura per il Web, poco trattato anche nella letteratura specializzata anglosassone. In Scrivere per Internet (Lupetti, 2000), la scrittrice descrive le peculiarità dello stile richiesto dal nuovo medium online, offrendo spunti e consigli pratici per migliorare la comunicazione su Internet. Nel 1999 ha fondato Il mestiere di scrivere, un laboratorio dedicato alla scrittura professionale e alla scrittura per il Web. Con lei parliamo del suo lavoro e del linguaggio utilizzato nei siti web aziendali.

Attualmente lavori come business writer in una delle maggiori aziende italiane di servizi e consulenza informatica. In che consiste il tuo lavoro?

Nel far esprimere l’azienda attraverso la parola scritta sui principali strumenti di comunicazione interna ed esterna: brochure istituzionali e di prodotto, annual report, sito internet e ormai soprattutto l’intranet aziendale. Nella pratica del lavoro quotidiano, ovviamente, non tutto si risolve nella scrittura ed è un bene che sia così, perché il business writer – o la business writer nel caso della mia azienda, visto che a occuparci di comunicazione siamo soprattutto donne – non è una persona che se ne sta nella sua stanza a scrivere in bella prosa i messaggi che l’azienda vuole comunicare. Il lavoro principale consiste nello “scovare” le notizie, nel metterle in relazione tra di loro, nel parlare con i colleghi, nel fare ricerche su Internet, nello stare continuamente aggiornati sui temi della comunicazione e del mercato, nel capire i bisogni di comunicazione dell’azienda e delle persone che vi lavorano. Nessuno ci serve i contenuti sulla nostra scrivania, il bello è andarseli a cercare, e poi naturalmente scriverli nella forma e nello stile più adatti all’obiettivo che l’azienda deve raggiungere.

Gran parte dei contenuti scritti presenti sul Web vengono proposti da siti aziendali. Nei siti italiani di molte aziende multinazionali, i testi sono tradotti dai siti originali in lingua inglese. Qual è il tuo giudizio sulla qualità di questi testi?

La qualità dei testi dei siti aziendali italiani è sicuramente molto migliorata negli ultimi tempi, ma noi web writer aziendali – e io per prima – siamo ancora insoddisfatti e non sempre riusciamo ad affermare uno stile più sintetico, semplice e diretto. Le brutte abitudini dell’aziendalese sono abbastanza dure a morire e i nostri siti sono spesso il frutto di mille compromessi. Ma la colpa non è solo delle traduzioni; anche quando i testi non sono tradotti, l’influenza dell’inglese si fa sentire con mille anglicismi goffi e inutili. Questo vale soprattutto per le aziende di informatica e tecnologia, dove la percentuale delle parole inglesi o derivate dall’inglese che si usano quotidianamente è molto alta. Il web writer deve allora lavorare molto di fino per distinguere le parole inglesi che sarebbe inutile e ridicolo tradurre da quelle che invece hanno dei corrispondenti migliori e più efficaci nella nostra lingua.

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