Photoshop: dalle origini a CS3

3 luglio 2007

Questo articolo non pretende, in così poco spazio, di dare un informazione completa di cosa sia e come si sia evoluto Photoshop, in tal caso occorrerebbero migliaia di pagine; piuttosto serve solo a dare una visione complessiva di come Photoshop si sia migliorato nel tempo e dare un idea di cosa sia, a cosa serve e come si usa a tutti coloro che non hanno già avuto un avvicinamento al celebre software di fotoritocco.

Nascita di Photoshop

Era il 1987 allorché due fratelli, Thomas e John Knoll, davano inizio allo sviluppo del software che sconvolgerà per sempre il mondo della fotografia, dell’illustrazione e della grafica: Photoshop. Figli di un fotografo, di nome Glenn Knoll, Thomas e John misero a punto la prima versione del loro programma intrecciando le conoscenze acquisite nel campo informatico, il sapere della camera oscura e la lunga esperienza del padre nel campo della fotografia. Si trattava della versione 0.63 ed era datata ottobre 1988. Il programma era stato naturalmente sviluppato con sistema Macintosh, e la cosa che oggi stupisce, ma non allora, è che esso risiedeva in un semplice floppy disk da 1,44 MB, uno spazio sbalorditivo se si pensa alle grandi quantità dell’informazione digitale con cui operano oggi i sistemi informatici: per comprendere meglio, però, basta richiamare alla mente che quella era l’epoca in cui l’informatica era ancora relativamente giovane e la manipolazione digitale dell’immagine nella sua fase pionieristica.

Per poter disporre di una versione del software ideato per sistema Windows bisognerà aspettare il 1992, anno in cui vede la luce Adobe Photoshop 2.5, pensato e ideato sia per piattaforma Macintosh e sia per piattaforma Windows. Nel 1990 le idee e il lavoro dei fratelli Knoll vengono acquisite da Adobe, di modo che, dopo una preparazione lunga 10 mesi esce in commercio Adobe Photoshop 1.0. Da ora in avanti, grazie anche alle geniali intuizioni di Adobe System circa gli sviluppi futuri della computer grafica, è un continuo successo. La prima versione di Adobe Photoshop, non presentava, naturalmente, tutti gli strumenti e i comandi a cui siamo abituati oggi (figura1), e bisognerà aspettare il 1994, con l’uscita della versione 3.0, e il 1998 con la versione 5.0, per assistere alla comparsa, rispettivamente, dei livelli (Layers), e dello strumento storia, 2 fra gli strumenti oggi più apprezzati e indispensabili di Photoshop.

Cos’è Photoshop?

Prima di continuare a descrivere l’evolversi delle versioni di Photoshop con le rispettive novità, allo scopo di permettere, a chi non è pratico del software, di concepire cosa è cambiato nel tempo in Photoshop, è propedeutico comprendere meglio cos’è e cosa permette di fare Photoshop.

Photoshop è un software di grafica raster, ossia bitmap. A differenza della grafica vettoriale, nella quale le informazioni delle immagini sono dettate da funzioni matematiche che indicano forma, punto iniziale, spessore del tratto di riempimento e via di seguito, e nella quale il ridimensionamento non porta a nessuna tipologia di degrado della risoluzione, nella grafica raster le immagini sono formate da una matrice rettangolare, chiamata appunto raster, costituita da una serie di punti quadrati chiamati pixel (picture element) .

Ogni pixel assume un colore e una tonalità diversa, tale che, attraverso la combinazione con gli altri pixel, viene plasmata una specifica immagine (figura1).

La risoluzione ( qualità ) delle immagini raster è data, dunque, dal numero di Pixel per unità di lunghezza (Pollice lineare), indicata con PPI (pixel per inch). Se si volesse mantenere inalterato il numero dei Pixel l’unica operazione rimanente sarebbe quella di modificare la grandezza di questi modificando perciò la risoluzione.

Una volta che l’immagine è rasterizzata, quindi, non è più possibile migliorare la sua risoluzione in quanto non si può attingere da nessun altra sorgente per ricavare le informazioni sui pixel. Tutto ciò vuol dire che l’immagine può essere sì ingrandita, ma con il conseguente aumento della vista dei pixel che necessariamente si ripercuote sulla risoluzione dell’immagine.

Figura 1. Particolare di un’immagine raster, in cui si notano le dimensioni dei pixel

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