La formazione del designer e le sfide della progettazione

2 settembre 2010

Il design, che si tratti di prodotti industriali o di siti web, è attività affascinante e ricca di sfide problematiche per chiunque vi si cimenti. Abbiamo intervistato su questi temi e su quello della formazione del designer Enrico Azzimonti, professore di Progettazione del Corso Triennale in Product Design della scuola IED Design di Milano.

Prof. Azzimonti, uno dei corsi fondamentali dello IED riguarda il product design. Può spiegarci cosa fa esattamente un product designer?

Bypassando l’assunto del design come progettazione globale e riferendoci specificatamente agli scenari aziendali della produzione, definirei un product designer un progettista che si occupa prevalentemente di disegno industriale in collaborazione con l’area gestionale del marketing e i reparti di ingegnerizzazione e produzione aziendale.

Quali sono gli aspetti più coinvolgenti di questa professione? Quali, invece, quelli più impegnativi e critici?

Se non vi fosse criticità ed impegno nella professione, così come nella vita quotidiana, non vi sarebbe alcun coinvolgimento emotivo e propositivo. L’interazione con aziende produttrici, capaci di interpretare il mercato delle merci e saperne coglierne necessità e bisogni, l’elaborazione dei dati tecnologici in continua evoluzione, la capacità di traslare o trasfigurare applicazioni ed applicativi da un campo di ricerca ad un altro sono solo alcuni degli aspetti capaci di stimolare propositivamente il disegnatore industriale.

Saprebbe indicarci il background ideale di uno studente che voglia intraprendere la carriera di product designer?

Indicativamente consiglierei questa professione a coloro i quali hanno da sempre avuto una curiosità innata per tutto ciò che li circonda, non solo dal punto di vista estetico ma anche dal punto di vista emozionale e tecnico. Non necessariamente bisogna approdare al design industriale dopo essersi formati tecnicamente. Spesso il percorso non è quello specifico ma alla fine ci si trova in questo mondo per passione alimentata dalla volontà di parlare nuovi personali linguaggi estetici e materici. Un solido ed ampio background culturale, la padronanza della lingua, la curiosità e lo studio delle discipline artistiche e scientifiche unita ad una visione globale degli scenari merceologici nazionali ed esteri sono insiti in coloro i quali si avvicinano all’industrial. Il nostro compito sarà poi quello di dare ordine alle pulsioni giovanili attraverso percorsi, metodi e visioni proprie di questa disciplina.

Nel programma del vostro corso ha un ruolo importante lo studio dei principali software di grafica 2D e 3D. Può darci delle delucidazioni? Su quali programmi incentrate l’insegnamento? Che metodologia adottate? Quanto è importante avere già una conoscenza di base di questi strumenti?

I software, siano essi di grafica, di progettazione bidimensionale o di modellazione tridimensionale assieme agli infiniti pacchetti che aiutano a renderizzare, definire, presentare un progetto sono strumenti d’uso comune nel campo industriale. Definirei basilare la loro conoscenza e gestione. L’utilizzo corretto di tali strumenti non rende designer ma progettisti. Il compito dell’insegnamento è quello di fondere le discipline attraverso la tecnica. Lei vuole sapere se è importante avere già nozioni di tecniche progettuali. Spesso ho incontrato giovani del tutto privi di tali conoscenze che in poco tempo hanno imparato a gestire la tecnica. Spesso è più costruttivo formare da zero che andare a correggere refusi.

Scorrendo la lista degli insegnamenti impartiti nel corso, si notano anche due discipline: ecodesign e design sostenibile. Si può dire che mettano l’accento sulla responsabilità sociale di chi opera in questo settore. Quanta importanza date a questi fattori?

Definirei questi momenti storici come la chiave di volta forzatamente acquisita dall’industria non più legata per motivi economici e gestionali, alle mission ereditate dalla rivoluzione industriale di fine 800. Già da qualche anno si è passati ad una programmazione just in time che ha posto le basi per lo scenario sostenibile. In campo industriale parleremo sempre più un linguaggio sostenibile che darà risultati osmoticamente compatibili con l’ecosistema.

Se vuoi aggiornamenti su La formazione del designer e le sfide della progettazione inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:
 
X
Se vuoi aggiornamenti su La formazione del designer e le sfide della progettazione

inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

Ho letto e acconsento l'informativa sulla privacy

Acconsento al trattamento di cui al punto 3 dell'informativa sulla privacy