Introduzione a RSS

20 marzo 2006

Questo è il primo di una serie di articoli dedicati al formato RSS e alle sue applicazioni. Come per molte delle cose che nascono su e per la Rete, il campo vede schierati agli estremi scettici ed entusiasti, con in mezzo la folla di quelli che prima di esprimere un giudizio vorrebbero capire su cosa darlo. Personalmente, non penso sia la next big thing, l’ennesima rivoluzione (magari solo annunciata). Sono però convinto che rappresenti uno strumento potente e versatile per veicolare contenuti sul web e che perciò valga la pena saperne di più.

L’inizio è ‘teorico’. In questa prima parte ci limiteremo, infatti, a tracciare le linee generali, per poi scendere nei dettagli negli articoli seguenti. In essi analizzeremo di RSS gli aspetti relativi alla produzione, alla diffusione/distribuzione e alla fruizione. Smanettoni e amanti del codice non scappino: avranno pane fresco e buono da mangiare;-). Così, non ci abbandoni subito chi sta solo cercando la dritta per un buon news aggregator: abbiamo pensato anche a voi!

Definizioni di base (per capire cos’è)

Partiamo subito con una prima definizione di orientamento: «RSS è un formato per la distribuzione di contenuti sul Web».

È una definizione volutamente ampia, generica, ma che guarda avanti, rimanendo aperta agli sviluppi possibili (e in parte già esplorati) di questa tecnologia.

In realtà, spulciando tra i tanti tutorial reperibili in Rete, potreste imbattervi in definizioni più restrittive che suonano più o meno così: «RSS è un formato per la distribuzione e la diffusione su diversi canali (syndication) di liste di link, titoli e sommari di news».

Nulla da eccepire. Si può usare RSS anche per fare questo. Anzi, come vedremo, il linguaggio è nato essenzialmente per svolgere questa funzione e così viene usato da molti siti giornalistici o di news. Soltanto che, ribadisco, è solo uno degli usi possibili.

Cambiamo versante e buttiamoci sul tecnico: come linguaggio, RSS è un’applicazione di XML.

In base a ciò, un documento RSS deve essere conforme alla specifica XML 1.0 ed essere pertanto ben formato (per il concetto di documento ben formato riamandiamo alla guida a XML). A beneficio di chi non mastica tutto il giorno tecnicismi astrusi, dirò che il rapporto tra RSS e XML può essere paragonato a quello tra una lingua ufficiale e standardizzata con un suo dialetto. Un rapporto a dire il vero un po’ speciale e difficilmente verificabile nella realtà ‘linguistica’, ma basti come schema orientativo: RSS è un dialetto con un lessico tutto suo (molto limitato peraltro), ma deve rigorosamente rispettare la sintassi e la grammatica di XML. In pratica: posso usare tranquillamente i termini del veneto o del napoletano, ma guai a toppare un congiuntivo, una consecutio temporum o un è senza accento. L’Accademia della Crusca, che per noi è il W3C, ha deciso così e dobbiamo adeguarci.

Esplorazioni lessicali (per capire a cosa serve)

Per collocarlo nel giusto contesto applicativo, ritengo utile un esercizio di confronto tra RSS e i sistemi tradizionali di comunicazione (in Rete e non). Mi sono messo su questo strada sin dall’inizio, scandendo la scaletta degli articoli. Ho parlato di produzione, diffusione e fruizione.

L’esercizio si può innescare anche partendo da una rapida ricognizione delle parole associate comunemente a RSS. Pensate a syndication, feed, channel. Tutti termini lessicalmente derivati dalla pratica e dal linguaggio dei media tradizionali. Lo spunto è tratto da questo articolo di Mark Nottingham. Tra le tante cose interessanti, riporta le definizioni dei tre termini di sopra.

Syndication:

To sell (a comic strip or column, for example) through a syndicate for simultaneous publication in newspapers or periodicals.

È una pratica nota a chi conosce l’ambiente. Ne parla brevemente qui Luisa Carrada:

Sta prendendo piede anche in Europa il modello syndication, cioè l’affidamento dei testi a un’agenzia che provvede a distribuirli a siti e riviste.

La parola è usata anche per un sistema di collaborazione e collegamento tra reti televisive o radiofoniche. Una rete produce un programma e poi lo distribuisce su un certo numero di stazioni locali.

Il concetto centrale, qui, è quello della redistribuzione e del riuso dei contenuti. Sotto questa luce RSS si propone come una delle basi di qualunque sistema di content management. È facile. È estensibile. E ci posso fare quello che voglio. Metterne i contenuti su un portale o sul mio weblog. Mandarli per e-mail o con un fax, o farci un PDF. Produco una cosa e la diffondo in dieci forme. Una specie di petrolio dell’informazione online. Syndication. Credo che per chi si occupa di comunicazione in Rete sia una cosa da tener presente. E penso pure che un sito informativo rispettabile (telematicamente parlando) debba avere tra le sue opzioni di consultazione anche questa. Lo fanno molto bene, per fare un esempio, al Christian Science Monitor. Se ne parla in questo articolo di J. D. Lasica, ottimo come analisi delle relazioni tra RSS e giornalismo.

Anche la definizione di feed ci porta nell’ambito dei media tradizionali:

The transmission or conveyance of a local radio or television program, as by satellite, on the Internet, or by broadcast over a network of stations.

E quella di ‘canale‘ ha bisogno di poche spiegazioni:

A course or pathway through which information is transmitted.

Da qui all’estendere la metafora e proporre un parallelismo tra un canale RSS e uno televisivo il passo è breve. Chi produce un feed (anche HTML.it ha i suoi feed rss) invia un flusso di news (item) che sono come le trasmissioni che si succedono nell’arco di una giornata. E, guarda caso, per indicare l’aggiunta di un feed al news aggregator, si usa il termine ‘subscription‘ (abbonamento o sottoscrizione), esattamente quello che si userebbe per una pay TV o una rivista.

Una delle prime aziende a comprendere le potenzialità di questa strategia e di RSS è stata Moreover. Fornisce feed di news (anche gratuiti) a migliaia di siti, anche se il business vero è quello che fa con il mercato aziendale.

Èun processo che parte dalla caccia alla notizia, passa attraverso la classificazione e la conversione in XML e si conclude con la pubblicazione in vari formati e su diversi supporti.

Il panorama, però, sta cambiando radicalmente. Il ruolo di mediazione delle aziende alla Moreover è attaccato su due fronti. I siti di informazione (compresi i weblog personali) producono direttamente i loro feed RSS e li rendono pubblici. Prima era necessaria l’opera di ‘traduzione’ da HTML a RSS (in gergo si chiama scraping). Inoltre, l’introduzione di ‘lettori’ o ‘interpreti’ di documenti RSS (i news aggregator) consente a chiunque di attingere direttamente alla fonte: che bisogno ho di Moreover se posso crearmi la mia selezione personale di news e fonti informative da consultare in un programma ad hoc? E se un sito non produce RSS? Facile. Ci sono aggregatori che fanno benissimo quell’opera di conversione di cui si è parlato ed esistono anche tool dedicati. Ma di questo parleremo diffusamente nei prossimi articoli.

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