I gTLD, nuovo veicolo per l’identità digitale: intervista a Gabriele Sposato

15 marzo 2013

Attorno ai nomi a dominio c’è da sempre un grande interesse, essi rappresentano il segno distintivo sulla rete di personaggi e aziende, hanno sancito l’affermazione di nuovi marchi importantissimi sul Web e sono stati e sono oggetto di grosse contese legali, perché sono evocativi, facili da ricordare e quindi garanzia di rintracciabilità nell’universo del Web.

Questa capacità di attrazione sembra essere stata scalfita solo in parte dal potere dei motori di ricerca e dei social network e, nel 2013, ci aspetta una nuova ondata di interesse con l’arrivo di nuovi domini di primo livello (i cosiddetti gTld come .shop o .music), che già vede in corsa le più importanti aziende informatiche del globo.

Parliamo di domini e di servizi legati ai domini con Gabriele Sposato che, per il suo lavoro di Marketing Manager in Dada, segue da vicino le vicende dell’ICANN , che ci da il punto di vista di chi queste novità le vede nascere ed evolvere in tempo reale.

L’identità digitale, sia privata, sia aziendale, è sempre più diffusa tra social network e servizi di blogging gratuiti, come cambia in questo scenario l’esigenza di possedere un dominio?

G. – L’identità digitale è un tema centrale ed importantissimo nella vita di molti di noi. Sia per i privati sia per le aziende possiamo considerare due tipologie di presenza online: quella più “istituzionale”, che si manifesta sul proprio sito Web, e quella giocata su un piano personale o informale sui social network come Facebook, Twitter, Linkedin o sui blog.

Va sottolineato come questa presenza lasci una traccia delle nostre azioni, a volte indelebile, che di fatto costruisce o quanto meno influenza la nostra reputazione. Il disinteresse verso questo fenomeno o una scarsa consapevolezza possono essere molto dannosi.

Per chiarire basti pensare a quanto spesso si tenda a lasciare la propria identità in mano ai social network – senza di fatto gestirla – e alle conseguenze di un simile comportamento. Immaginiamo ad esempio una foto sul diario di FaceBook, indicizzata su Google, che ci immortali mentre compiamo un’azione “discutibile”: può valere più di venti endorsment su Linkedin! Il problema in questo caso, più che l’azione in sé, sarebbe quello di aver tralasciato la corretta gestione delle opzioni di privacy di FB, che ci avrebbero permesso di mantenere il tutto in un contesto di sfera privata.

Oggi siamo immersi in un contesto digitale aperto ed interattivo e non possiamo sottrarci a questo, ma siamo chiamati ad esserne consapevoli per governare al meglio e a nostro vantaggio il flusso di informazioni pubbliche che ci riguardano. Proprio per questo non dimentichiamo che il nome a dominio, a differenza di qualsiasi altro spazio blog o account sui social network, garantisce uno spazio proprietario ed unico, facilmente memorabile e non manipolabile da terzi.

Inoltre, se gestito bene, il dominio diventa il primo risultato nelle ricerche su Google che ci riguardano. Per questa e molte altre ragioni questo strumento mantiene intatta la propria importanza per la corretta gestione dell’identità on line di un privato o di un azienda.

Quali sono i 3 domini di primo livello più acquistati in Italia e come interpreti questi posizionamenti?

G. – I dati dicono che in testa ci sono .it e .com in assoluto, poi a distanza si giocano la terza posizione .eu, .net e .org, seguono altri Tlds generici insieme ad una lunghissima coda di territoriali (ccTlds).

Che interpretazione dare? Il .com è in assoluto il dominio più registrato al mondo, sono oltre 100 milioni i .com attivi su un totale di circa 250 milioni di domini in assoluto. È un tld storico, che ha sempre avuto molto appeal sul mercato, spesso usato fuori dagli States, dove nasce per rappresentare un’entità commerciale (commercial), con l’obiettivo di sottolineare l’internazionalità del proprio business, oppure per la versione in inglese del sito, ma per molti addirittura una prima scelta rispetto al dominio territoriale del paese, il .it, che di fatto caratterizza l’italianità.

Va considerato anche un’altro fattore: fino a qualche anno fa (2009) la registrazione di un dominio .it era un processo più complicato, asincrono, che prevedeva l’uso del fax, che ne ha penalizzato il trend di sviluppo. A dimostrazione di questo, dal 2009 in poi il trend di richieste di .it è cresciuto

I .net e .org hanno perso da tempo la loro identità originale, rispettivamente di domini riservati ad organizzazioni e di imprese operanti in rete o di servizi per la rete. Quasi da subito sono stati utilizzati come seconde/terze scelte (nel caso di dominio .com/.it già occupato), o correttamente in logica di protezione della propria identità in associazione con gli altri più diffusi (se ho il .it e il .com, prendo anche .org e .net per impedirne l’uso ad altri).

Il .eu infine ha una propria ed ovvia identità e a differenza di altre “estensioni” relativamente recenti, ha avuto un discreto successo sul mercato al livello internazionale (oltre 3 milioni di .eu attivi).

Sempre parlando di domini, quali prevedi saranno le nuove tendenze? Quali nuove tipologie di dominio saranno più popolari nel prossimo futuro?

G. – Difficile immaginare che lo scenario cambierà radicalmente nel corso dei prossimi 1-2 anni, da un lato c’è la scarsa disponibilità di nomi di secondo livello per le principali estensioni generiche e territoriali più diffuse (.com, .net, .de, .co.uk, .nl, .eu, etc.) dall’altro ingresso dei nuovi gTlds sono fattori oggettivi che suggeriscono una tendenza ad un progressivo minor “strapotere” delle estensioni più classiche.

Una nota a parte la meritano i nuovi gTlds, ancora prevalentemente sconosciuti ai più e di fatto non ancora disponibili sul mercato, questi saranno verosimilmente oggetto di importanti campagne di comunicazione da parte di grandi aziende, organizzazioni e municipalità con finalità di vero e proprio posizionamento sul mercato e probabilmente anche sempre più spinti durante il processo di acquisto dei principali store internazionali che offrono nomi a dominio.

È verosimile immaginare che alcuni di questi Tlds nei prossimi anni diventeranno famosi perché rappresenteranno l’identità on line di milioni di persone/aziende. Credo proprio che sempre più sentiremo parlare dei vari .app, .london, .green, .book, .shop, .ferrari e così via.

Si possono effettuare prenotazioni per i nuovi nomi?

Attualmente non c’è modo di assicurarsi preventivamente un dominio “.brand”, i servizi che propone una prenotazione sono in realtà poco più che newsletter e puntano ad arricchire il proprio database di email.

In questo momento però grandi nomi come Google e Amazon sono già pronti a darsi battaglia su decine di domini. Google ad esempio ha fatto richiesta per 103 nomi, alcuni per tutelare i propri marchi (e in alcuni in competizione con altre società: ad esempio il .live lo ha richiesto anche Microsoft. ndR)

Ecco l’elenco di tutte le richieste per i nuovi gTld effettuate a giugno 2012. (ndR)

Come organo internazionale, l’ICANN vaglierà con molta attenzione tutte le richieste, per evitare monopoli o la violazione di leggi nazionali o a livello globale: ad esempio l’estensione .wine crea problemi in alcuni stati in cui è vietato l’uso dell’alcol.

A metà del 2013 si dovrebbe concludere il dibattito dedicato alle politiche di registrazione, come presupposto c’è il tentantivo di favorire un’uso responsabile e equo dei domini di primo livello: chi ne possiede uno dovrà erogare i secondi livelli a condizioni uguali per tutti i richiedenti.

Hosting, server o cloud? Quali sono i principali criteri per scegliere?

Il tema è molto ampio per dare una risposta secca. Parto dal Cloud, che è il vero tormentone del momento. Il Cloud non è un prodotto ma un modo innovativo di progettare le piattaforme di erogazione dell’hosting. La parola “Cloud” identifica delle caratteristiche che possono essere applicabili sia al mondo server, sia al mondo hosting. Alcuni lo identificano più con il concetto di alta affidabilità e ridondanza, altri lo vedono più orientato al concetto di pay-per-use, altri ci vedono le potenzialità di una scalabilità infinita, altri il concetto di immaterialità (che è quello originale di cloud).

Di fatto può esistere un cloud hosting, un cloud server, ma anche un server non cloud. Ciò che distingue l’approccio cloud da quello tradizionale è la distribuzione dei servizi di hosting su più server, allo scopo di minimizzare i rischi di downtime, azzerare i single point of failure, massimizzare la flessibilità e ritagliare il servizio e il suo costo intorno alle reali esigenze del cliente

Di fatto però ad oggi il termine è piuttosto usato, forse abusato, ma i prodotti sono ancora per un target di clientela altamente professionale anche se vi è uno sforzo consistente, sia in termini di sviluppo prodotto, sia di comunicazione/educational da parte di alcuni players in tutta Europa per avvicinare il cloud ad un target più ampio, semplificandone la fruizione. Vedremo cosa ci riserverà il futuro prossimo ma ad oggi è ancora un business di nicchia.

L’Hosting, e in particolare lo shared hosting, ad oggi di gran lunga il servizio più diffuso sul mercato, perché è semplice e mette a disposizione una piattaforma già installata, configurata, con servizi come database, applicazioni, SSL, FTP etc. (si usa anche la sigla PaaS). Possiamo facilmente copiare i nostri script personali o personalizzati per gestire un sito web o di servizi erogati in rete (REST).

I Server dedicati (o hosting dedicato) sono intere macchine dedicate al cliente le accede da remoto e ne fa un uso totalmente personalizzato. Si tratta di macchine più o meno potenti, con ridondanza assicurata dai sistemi di mirror (RAID) nonché da sistemi di backup.

Ma una delle caratteristiche importanti è anche il costo “flat”, in molti casi più vantaggioso del pay-per-use (del cloud). Avere una tariffa certa evita al cliente la gestione di problematiche legate a picchi di traffico anomali che possono avvenire in modo totalmente imprevisto specialmente nei casi in cui la piattaforma venga utilizzata per la rivendita dei servizi in hosting.

Quali sono i fattori determinanti e i successi che fanno di un ISP una realtà affidabile?

Per quanto riguarda Register.it, possiamo andare orgogliosi di avere oltre 500.000 clienti in Europa, di sapere che queste persone e queste aziende si fidano di noi, affidano a noi la propria presenza ed identità on line. Di offrir loro strumenti di comunicazione, di gestire per loro lo spazio dove sviluppano il loro business in tutto il mondo, attraverso la rete, e di sapere che riescono a farlo in modo semplice e decisamente poco oneroso in relazione ad i benefici che ne ricevono.

Alla base di questo successo vi sono le persone che da oltre 15 anni svolgono il loro lavoro con passione ed una potente e complessa ed affidabile piattaforma tecnologica, con alle spalle altrettanti anni di evoluzione e costante rinnovamento e reingegnerizzazione che paradossalmente sta alla base della semplicità con cui i nostri clienti svolgono qualsiasi operazione in autonomia per gestire la propria presenza in rete, per comunicare, per fare business.

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