Google Cloud Platform: quello che c’è da sapere

1 luglio 2013

Dopo aver dedicato un approfondimento completo alla piattaforma cloud di Amazon, in questo articolo vedremo da vicino l’infrastruttura cloud che propone Google. Dopo aver esaminato la console di gestione e le caratteristiche del supporto, andremo ad analizzare da vicino i servizi Google Compute Engine, per la gestione di pesanti carichi di lavoro, Google Cloud Storage, per il salvataggio e la gestione di dati nel cloud, Google Cloud SQL, per far girare database MySQL nel cloud, Google BigQuery, per analizzare grandi mole di dati, e, infine, il servizio più noto: Google App Engine, per far girare applicazioni in Java, Python, Go e, da qualche settimana, PHP nel cloud.

La Google Cloud Platform

Google, insieme a Microsoft, è stata una delle prima grandi società a proporre dei servizi di PaaS per il mercato consumer. Le due aziende infatti, affiancate da Amazon per l’offerta di IaaS (solo recentemente introdotta nelle rispettive) hanno costituito uno standard de facto per l’hosting di applicazioni di molte realtà internazionali in logica PaaS. Sebbene il servizio principe di Google si differenzi molto dal PaaS di altri vendor, Google App Engine è sostanzialmente un runtime proprietario su cui possono essere distribuite le proprie applicazioni scritte in alcuni linguaggi, come Java, Python o Go, un linguaggio nato nel 2007 ed ottimizzato per la compilazione e l’esecuzione in ambienti concorrenti.

Insieme a Google App Engine (GAE) coesistono altri servizi della piattaforma sia a supporto dello stesso GAE che utilizzabili come servizi stand-alone. Un esempio è il servizio di IaaS “Compute Engine”, ancora in fase di preview ma sulla stessa idea di analoghi prodotti IaaS sul mercato, nonostante diverse limitazioni; un altro esempio è Google Cloud SQL, servizio MySQL completamente gestito ed erogato in logica PaaS.

Google Cloud Console

Per registrarsi alla piattaforma Cloud di Google occorre recarsi su https://cloud.google.com/console dove sarà necessario autenticarsi con il proprio Google Account. Alla prima registrazione inoltre, per verificare l’identità dell’utente, è necessario farsi fare una telefonata di verifica oppure farsi inviare un SMS, sempre di verifica dell’identità, contenente un codice di conferma da registrare sul portale: questa procedura è one-shot e serve per evitare il proliferare di account fasulli.

Dalla console è possibile creare nuovi progetti, analogamente a molte altre piattaforme di cloud. Il progetto, nella GCP, è una singola unità a cui sono poi associati i diversi servizi della piattaforma: un progetto deve essere visto come una unità isolata i cui servizi non possono comunicare con quelli di altri progetti.

Al primo login verrà subito chiesto di creare un nuovo progetto; in alternativa è sempre possibile utilizzare il pulsante Create Project nella schermata di riepilogo dei progetti attivi. Un progetto deve necessariamente avere un nome ed anche un soprannome univoco all’interno della piattaforma cloud di google. Nel nostro caso sotto creiamo un esempio apposta per questo articolo:

Nuovo progetto

Nuovo progetto

Nel caso avessimo altri progetti attivi, come in figura (sotto), avremo una lista di progetti con un riepilogo delle risorse consumate e, quindi, delle spese. Tutto ciò che riguarda il pricing dei servizi di GCP, lo affronteremo servizio per servizio, per poi avere un quadro generale dei consumi in una applicazione completa.

Console dei progetti attivi

Console dei progetti attivi

Livelli di supporto

Nel cloud è emerso che, al togliere della governance ai clienti, corrisponde un maggior numero di richieste di supporto. Sebbene alcune motivazioni siano del tutto fondate (disservizi, downtime, fatturazione, etc) altri motivi di contatto sono spesso legati ad un supporto tecnico e/o architetturale, che per le aziende fornitori di cloud diventa ben presto un servizio di consulenza.

Per affrontare questo genere di circostanze Google, ma non solo, ha introdotto dei pacchetti di supporto al fine di poter coprire i costi di quello che, si spera, diventi l’unico canale ufficiale di contatto tra cliente e fornitore di servizi cloud. Sebbene infatti per l’utente medio sia difficile pensare di non poter “mettere mano” sui proprio sistemi per fare troubleshooting e debugging, è sempre più dimostrato dalla pratica che questa modalità non ottimizza bensì uccide le architetture dei nostri sistemi.

Livelli di supporto

Livelli di supporto

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