Eye-tracking: tecnologia e scienza a supporto del Web Design

20 marzo 2006

Per i professionisti del Web poter realizzare siti, portali e – più in generale – progetti di comunicazione diffusi tramite il media Internet che dimostrino di essere realmente efficaci, è una sfida spesso molto più ardua del previsto.

Dalla progettazione empirica al supporto scientifico

Per anni infatti il Web Design si è basato su teorie che avevano più a che fare con il buon senso (o criteri prettamente estetici) piuttosto che avvalersi di metodologie scientifiche di comprovata affidabilità e fondatezza, cosa che ha reso la realizzazione di progetti Web una questione di “intuito” soggetta a restituire esiti troppo spesso non in linea con le finalità preventivate.

Per portare un esempio, una volta realizzato un progetto di comunicazione Web, l’unico modo di testarne l’efficacia e l’efficienza dell’interfaccia – ovvero se ed eventualmente con quanta difficoltà permette di ottenere gli obiettivi prefissati nel concept di partenza – prima della reale pubblicazione on-line non vi era altro metodo che affidarsi ai classici test di usabilità e interazione che, per quanto ben congeniati e svolti col massimo rigore, sono pur sempre basati su impressioni, sensazioni e dati troppo soggetti a interpretazioni basate su “postulati” desunti da pratiche empirici.

Oggi fortunatamente la tecnologia permette di adottare strumenti all’avanguardia in grado di supportare la progettazione Web attraverso l’elaborazione di dati oggettivi misurati attraverso tecniche rigorosamente scientifiche. In particolare stiamo riferendoci all’Eye-tracking, la metodologia di tracciamento oculare che viene utilizzata a supporto degli studi di scienze cognitive e per la realizzazione di interfacce di interazione tra uomini e macchine (HCI- Human Computer Interaction).

Eye-tracking e Web

L’eye-tracking applicato alla progettazione di ambienti Web permette di tracciare con precisione millimetrica l’esperienza d’uso (user experience) dell’utente, registrando con assoluta affidabilità le aree (parole, grafica, spazi, geometrie ecc.), i tempi e la successione degli spostamenti di ciò che viene “guardato” dall’utente che intraprende un’interazione con una pagina Web. Si tratta in realtà di una metodologia rivoluzionaria in quanto non solo si può registrare il punto fisico su cui si indirizzano gli occhi ma anche, grazie all’individuazione e interpretazione degli atteggiamenti fisici involontariamente assunti dall’occhio, dove si focalizza l’attenzione percettiva dell’utente. In altre parole, con l’Eye-Tracking si può capire dove si posa e come fluisce instante dopo istante l’attenzione dell’utente.

Analizzando le registrazioni di sessioni di eye-tracking (che riportano anche informazioni sull’interazione ottenuta attraverso la registrazione dei click e dei movimenti del mouse) è possibile quindi ottenere delle elaborazioni grafiche come mappe termiche, percorsi temporali, sovrapposizioni multiutente (nel corso dei prossimi articoli si parlerà approfonditamente dei tipi di output ottenibili), che consentono di individuare facilmente le criticità di un’interfaccia Web e disporre di una serie di dati misurati scientificamente studiando i quali si possono confermare o confutare ipotesi di lavoro maturare grazie a intuizioni empiriche. Rispetto alla possibilità di registrare le posizioni irregolari di uno “svolazzante” mouse (l’eye tracking dimostra come ci sia una notevole discordanza tra i movimenti del mouse e i percorsi seguiti dall’attenzione dell’utente) e di chiedere dopo un test ai soggetti se si ricordano una particolare informazione, è facile capire come i dati estrapolati dalle sessioni di eye-tracking forniscano informazioni assai più preziose dei test adottati abitualmente.

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