Cos’è e a cosa serve il Web Semantico

20 marzo 2006

Cominciamo dalle cose ovvie

Internet è un insieme di testi, un insieme molto vasto di documenti che descrivono dei contenuti. Per la verità questa non è una grossa novità, vasti corpi di testi sono esistiti fin dall’antichità (biblioteche). La novità di Internet sta nel fatto che questi testi possono richiamarsi l’uno con l’altro, in modo molto rapido. Il link è l’elemento nuovo che l’ HTML ha saputo proporre.

Ai suoi esordi Internet era costituito unicamente di testi e indici ipertestuali di testi. Col tempo le cose si sono evolute. Sono arrivati i motori di ricerca, che tentano di accedere direttamente al contenuto dei testi, e le strutture dei siti sono state differite su più livelli (database, script cgi, fogli di stile). Per un utente comunque questo rimane quasi del tutto nascosto.

L’utente si orienta nel web grazie a due cose: la sua esperienza di navigazione e la capacità di evocazione che possono avere parole o espressioni chiave. L’esperienza è un aspetto molto importante di cui tutti ci serviamo, impariamo che determinati contenuti si possono reperire sotto determinati portali, impariamo che l’aspetto di un sito può dirci qualche cosa sul genere (formale o informale) delle informazioni. L’esperienza tuttavia è una cosa che viene spontaneamente da sé ma non è molto legata ad aspetti tecnici, al codice e alle applicazioni che costituiscono un sito. L’altro aspetto, quello delle parole chiave, è più legato al codice.

Legami semantici

La capacità espressiva di un collegamento automatico dipende dalla applicazione che lo gestisce. Cercando in un motore di ricerca un utente inserisce una certa espressione nella convinzione che quella espressione saprà individuare nel modo più efficace possibile il contenuto cercato. Scegliendo tra le voci di una barra di navigazione, di nuovo l’utente dovrà stabilire quale espressione si adatti meglio a individuare, come titolo generico, un contenuto. Nel primo caso l’efficacia dell’operazione dipende dagli algoritmi che il motore di ricerca utilizza per estrarre contenuti. Nel secondo caso l’efficacia dipende da chi ha pensato i contenuti del sito e se quei contenuti si prestano ad essere indicizzati secondo una gerarchia ad albero. In entrambe le situazioni l’utente si affida ad una espressione unica che ha un rapporto molto generico col contenuto effettivamente ricercato.

Nel caso del motore di ricerca qualsiasi query attivata è sempre soggetta al rischio della ambiguità. Cercando la parola “albero” potrei trovare contenuti legati all’informatica alla botanica alla nautica. Nel caso di una barra di navigazione la genericità è data dal tipico meccanismo dell’indice, che sotto un unico titolo deve raccogliere un gruppo spesso vario di contenuti. Insomma la morale che ne vorremmo trarre è che Internet è un insieme di testi collegati tra loro ma questi collegamenti sono deboli, nel senso che sono troppo generici e vaghi. I collegamenti che intendiamo non sono quelli sintattici, cioè legati al funzionamento di un qualche codice di programmazione (questi sono piuttosto solidi, un link localizza infatti una risorsa attraverso un URL univoco, anche se si pone comunque il problema dell’aggiornamento degli URL) quanto piuttosto quelli legati alla capacità di descrivere il significato di un collegamento. Oltre a portare in un determinato luogo un collegamento dovrebbe descrivere il luogo verso cui porta. La parola giusta per parlare di questa funzione è capacità semantica. Semantico è un meccanismo che sa predire, il valore della sua azione.

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