CentOS 7: una distro enterprise gratuita

11 settembre 2014

Nella top ten della classifica di DistroWatch delle distribuzioni Linux più utilizzate c’è anche CentOS (acronimo di Community Enterprise Operating System), una delle soluzioni enterprise più interessanti. Nato come alternativa gratuita a Red Hat Enterprise Linux, esso vuole essere una piattaforma che, come il suo diretto antenato, garantisca agli utenti la stabilità e la gestibilità che un buon sistemista si aspetta da Linux.

Il 7 luglio scorso è stata rilasciata l’ultima versione di questo sistema operativo, CentOS 7. In questo articolo vedremo alcune delle sue caratteristiche principali e le novità introdotte con l’ultimo rilascio, che vanno dal nuovo file system di default XFS, all’introduzione di systemd, passando per il desktop di GNOME 3.

Chiunque volesse scaricarlo, può fare direttamente riferimento alla pagina di download del sito ufficiale del progetto.

Installazione

Una volta scaricata l’immagine .iso dal sito ufficiale di CentOS (io ho scelto l’immagine etichettata come Everything), non resta che utilizzarla per avviare il processo di installazione. Come tutte le maggiori distribuzioni Linux, anche CentOS utilizza un comodo installer grafico; in particolare, si tratta di Anaconda, software introdotto qualche anno fa su Fedora, che si avvale di un’interfaccia molto intuitiva e lineare. Di fatto, l’unica modifica che dobbiamo fare è quella relativa alla destinazione dell’installazione (che include anche la definizione di un’eventuale tabella delle partizioni); per il resto, lasciando tutto inalterato, installeremo CentOS nella sua configurazione di base (la cosiddetta Installazione minima).

Figura 1. L’installer Anaconda all’inizio della fase di installazione

L'installer Ananconda all'inzio della fase di installazione

La configurazione di base di CentOS è pensata per essere utilizzata in ambito server, o comunque per essere ampliata successivamente con l’aggiunta di altri pacchetti. Ciò significa che, ad esempio, non potremo aspettarci alcun desktop environment al primo avvio del sistema. Se, invece, vogliamo poter utilizzare anche il desktop, o abbiamo la necessità di usufruire di maggiori risorse e applicazioni, possiamo scegliere una configurazione iniziale diversa da quella minima. Su Anaconda, scegliendo dalla schermata iniziale la voce Selezione software, avremo l’opportunità di selezionare una tra le seguenti installazioni possibili:

  • Installazione minima
  • Server per l’infrastruttura
  • Server di stampa e file
  • Host di virtualizzazione
  • Server con GUI
  • Desktop di GNOME
  • KDE Plasma Workspaces
  • Workstation creativa e di sviluppo

Ognuna di queste voci, inoltre, ci consente di scegliere se aggiungere ulteriori software ai pacchetti di default. Ad esempio, se selezioniamo la configurazione Server web di base, possiamo scegliere di installare o meno la piattaforma Java, mentre potremmo volere aggiungere gli strumenti di sviluppo ad un Server di stampa e file.

Per questo test, ho scelto la configurazione Desktop di GNOME, aggiungendo ai software di base che include, anche gli strumenti di sviluppo, le applicazioni di GNOME e quelle per internet.

Figura 2. Selezione della configurazione di CentOS da Anaconda

Selezione della configurazione di CentOS da Anaconda

A questo punto, non resta che dare uno sguardo alle caratteristiche più interessanti di questo sistema operativo.

Sistema

CentOS 7 vuole essere l’alternativa gratuita a RHEL 7, ed in quanto tale molte delle componenti essenziali di questa distribuzione rispecchiano quelle di Red Hat. Innanzitutto, CentOS 7 è basato sul kernel Linux 3.10, che garantisce un elevato grado di compatibilità con le tecnologie più innovative. Con il nuovo rilascio, sono state introdotte, inoltre, numerose interessanti novità, e molte di esse si rifanno alle nuove tecnologie utilizzate da RHEL 7. La prima è l’utilizzo, come file system di default, di XFS: si tratta di una soluzione a 64 bit, che consente di lavorare con file system di dimensioni superiori ai 500 terabyte. I principali vantaggi di questo file system, però, sono evidenti solo se si lavora con file dell’ordine dei terabyte, e con processori multicore. Di conseguenza, se non si pensa di dovere avere a che fare con casi di questo tipo, viene comunque lasciata la possibilità di utilizzare file system più tradizionali, come Ext4.

Altra importante novità è rappresentata dall’introduzione di systemd, che rimpiazza (come già successo in molte altre distribuzioni) init. In questo modo, CentOS può godere delle funzionalità di systemd, che consentono l’ottimizzazione delle performance ed una maggiore scalabilità. Sono stati introdotti anche i supporti ad UEFI Secure Boot, che consente di installare CentOS anche su macchine che lo richiedono, e a Microsoft Active Directory, grazie al quale è possibile lavorare su datacenter basati su sistemi eterogenei (come ad esempio Windows, RHEL e, appunto, CentOS) o server farm.

Elencare tutte le novità di CentOS 7 può risultare poco interessante. Tuttavia, per chi volesse saperne di più, le note di rilascio rappresentano un ottimo riferimento.

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