Applicazioni Web e pattern MVC con Java

16 ottobre 2006

Spesso, quando si implementa un’applicazione Web utilizzando la tecnologia Java, si tende ad usare in modo indiscriminato Servlet e pagine JSP, assegnando ora ad una ora alle altre i più svariati compiti.

Se questa varietà di scelta da un lato consente ampia libertà al programmatore (e/o al progettista) dall’altro comporta, non di rado, degli errori di analisi e disegno dell’applicazione spesso determinanti. Se questa considerazione si rivela poco significativa (e poco intuitiva per il lettore) quando si tratta di semplici applicazioni facilmente riprogrammabili, riveste un ruolo fondamentale quando ci si imbatte in applicazioni più complesse come quelle di tipo enterprise.

Cos’è un Pattern

Anzitutto definiamo il concetto di pattern. Un pattern (letteralmente: modello) rappresenta un approccio standard utilizzato per risolvere problemi comuni. Nelle applicazioni web, solitamente, si fa ricorso a due principali tipi di pattern:

  • Architettura di tipo Model 1
  • Architettura di tipo Model 2, detta anche pattern Model-View-Controller (MVC)

L’architettura di tipo Model 1

Questo tipo di approccio viene utilizzato, per lo più, per applicazioni web che non richiedano particolari esigenze di processamento dati o che non implichino un particolare traffico di utenti.

Figura 1. Schema della logica alla base del Model 1

Schema della logica alla base del Model 1

In questo tipo di architettura la pagina JSP è responsabile sia della gestione della richiesta proveniente dal browser (request) sia della risposta da inviare successivamente al client (response).

A tal fine, alla pagina JSP è delegato il compito di interagire con le classi che costituiscono la parte business dell’applicazione, che sono implementate come JavaBeans. Tali classi rappresentano i dati relativi ai cosiddetti oggetti di business (business objects) per i quali forniscono dei metodi opportuni richiamabili dall’esterno.

La parte di salvataggio dei dati di business viene, infine, effettuata, solitamente, mediante l’utilizzo di un data base (o di un file, per applicazioni piuttosto elementari) che, nel grafico precedente, viene indicato come “Data store”. In una applicazione ben strutturata, sarà buona norma scrivere delle classi ad hoc per la persistenza dei dati, delegando interamente ad esse le operazioni di I/O.

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