700 nuovi domini sul Web, la lettura del fenomeno con Stefano Sordi di Aruba

13 marzo 2014

Per chi lavora sul Web, ci sono moltissime ragioni per interessarsi dei nomi di dominio e da sempre c’è molta attenzione intorno a quei nomi che meglio possano rappresentare tipologie di prodotti o di attività, interessi e località.

I nomi più evocativi e semplici da ricordare danno un vantaggio competitivo, quindi abbiamo assisito in passato a rincorse per accaparrarsi i domini più significativi, le compravendite e le regole per proteggere le aziende e i loro marchi dalla razzia di famelici e talvolta poco ben intenzionati acquirenti.

Oggi la corsa al dominio è destinata a riprendere vigore grazie all’introduzione di nuove estensioni o domini di primo livello (gTLD) da parte dell’ICANN. Oltre ai classici come .com o .org e ai domini locali come .it o .fr, è possibile sottoporre le richieste per l’uso di nuovi suffissi come nomi di città (.roma, .paris), interessi (.music, .moda, .auto) o cibo (.pizza).

Il servizio di wish list di Aruba

In vista del rilascio delle nuove estensioni (oltre 700), Aruba ha messo a disposizione un sito dove poter indicare gratuitamente le proprie preferenze allo scopo di ricevere aggiornamenti sul rilascio dei nuovi domini.

È importante in questo momento monitorare il fenomeno dei nuovi domini per i motivi che sottolinea anche Stefano Cecconi (Amministratore Delegato di Aruba Spa): «Le nuove estensioni rappresenteranno da un lato un’opportunità per organizzare al meglio i siti internet, ma dall’altro un rischio per tutti i marchi registrati».

Sul piatto ci sono infatti sia l’opportunità di accesso a nuovi domini e la possibilità di migliorare la propria presenza online, sia la necessità di proteggere i marchi registrati, attribuendo anche le nuove estensioni.

I dati

Interessante guardare ai dati raccolti finora sul sito che Aruba ha sintetizzato in un’infografica:

Clicca per vedere l’infografica completa


L’intervista a Stefano Sordi

Per capire meglio come stia evolvendo questo fenomeno, quali pieghe possa prendere e quali le possibili opportunità, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Stefano Sordi, direttore marketing di Aruba SpA.

Dott. Sordi, qual è lo stato attuale delle richieste e quando saranno effettivamente disponibili i nuovi domini?

La fase di rilascio dei domini è soggettiva e ogni dominio sarà rilasciato nel corso dei prossimi mesi o anni in modo indipendente dagli altri. Il momento preciso dipende dalla capacità dei singoli registrar di gestire completamente la fase operativa della vita del dominio e ce n’è quasi uno per ciascuno dei 700 nuovi domini in arrivo. Per questo i primi domini hanno visto l’alba nel 2013 e per gli altri può servire ancora diverso tempo.

Aruba ha messo a disposizione un servizio che permette agli utenti di selezionare i propri domini preferiti, ce ne spiega il funzionamento?

Anzitutto ci tengo a sottolineare che si tratta di una “wish list” e non di una “prenotazione”. Infatti non è possibile attualmente “prenotare” un secondo livello per i nuovi domini, ma grazie al nostro servizio i nostri utenti possono seguire tutto il ciclo di rilascio dei propri domini preferiti e poter decidere come agire per l’acquisizione di un secondo livello nelle varie fasi.

Una volta stabilizzate le pratiche di gestione da parte del registrar, il dominio è pronto a vedere la sua alba. Inizia infatti la sua fase di sunrise, fase in cui avranno la precedenza ad acquisire i secondi livelli le aziende che devono proteggere i propri marchi (è necessaria l’adesione ad un sistema di protezione del marchio). Conclusa questa fase si passa al cosiddetto Early Access Period o fase di land rush in cui ci si aggiudicano alcuni secondi livelli definiti “premium” a prezzi molto alti o in alcuni casi partecipando ad aste. Questo periodo dura pochi giorni e prelude alla fase finale di General Availability che consente di acquistare i domini di secondo livello a soliti prezzi dell’ordine di pochi euro o al massimo decine di euro.

Gli utenti quindi riceveranno delle notifiche, via email, ogni volta che i propri domini preferiti passeranno da una fase all’altra del rilascio, a partire dalla sunrise.

L’identità digitale personale negli anni si è spostata dal sito al blog per approdare ai social, eppure nelle vostre statistiche a registrarsi al servizio rilevate un 40% di utenti privati, come si può leggere questo dato?

C’è rispetto al passato una rete certamente più viva dal punto di vista dell’utenza privata e questo fenomeno è stato sicuramente trainato anche dai Social Network, che hanno portato moltissime persone su Internet. Ma l’utente privato, che in prima istanza è un fruitore, in molti casi poi diventa attivo.

Aruba, come principale player, nel tempo ha attratto una vasta utenza privata oltre che una fetta molto importante del mercato business. I dati di utilizzo rilevati su questo servizio sono in linea con le percentuali che troviamo per i nostri servizi più classici. Segno anche di fiducia nei nostri confronti oltre che di una sensibilità all’innovazione manifestata dai nostri clienti.

Quali saranno i vantaggi che trarranno le aziende italiane dall’arrivo dei nuovi domini?

Ci sono estensioni che possono essere particolarmente interessanti per il nostro mercato e che possono contribuire a fare passi avanti nella costruizione della presenza Web delle aziende. Specie nel panorama delle PMI sta crescendo la percezione del valore dato da un dominio riconoscibile a sottolineare il marchio.

Alcune aziende utilizzano ad esempio indirizzi email forniti da famosi servizi gratuiti che hanno però lo svantaggio di essere anonimi. Grazie a domini come il “.web” o il “.srl” le aziende hanno l’opportunità di registrare la loro ragione sociale ed avere a disposizione indirizzi di posta personalizzati e più professionali.

Certamente oltre a questo c’è la necessità di proteggere i propri brand: è sempre una buona pratica acquisire i domini che rappresentano i propri marchi per non doversi trovare nelle condizioni di doverli ottenere intraprendendo azioni legali o, peggio, dovendo pagare cifre cospicue.

Inoltre non dimentichiamo i rischi legati alla sicurezza. Un dominio che cada in mani sbagliate può essere utilizzato a scopo di phishing, ad esempio pensiamo ai domini legati ai nomi di banche o assicurazioni.

L’arrivo delle nuove estensioni che effetto avrà su quelle vecchie, smetteremo di utilizzarle o saranno sempre le più importanti?

In passato altri domini com “.eu”, “.biz” e “.info” o “.hotel” non hanno avuto un grosso successo se non nella fase di lancio, e in quel caso solo perché i marchi registrati hanno avuto la necessità di proteggersi.

Per i nuovi il discorso è meno prevedibile ci sono domini come “.web”, “.music”, “.shop” o “.store”, intorno ai quali potrebbero emergere fenomeni interessanti. Certamente ci sono alcuni domini che hanno una buona speranza di successo, ad esempio quelli che sono nella top 10 delle richieste sul nostro servizio di wish list. Gli altri sono forse di nicchia e non influenzeranno i trend di registrazione dei classici.

Ancora sui dati

Per concludere riprendiamo alcuni aspetti dell’infografica, iniziando con l’osservare come il maggior numero di richieste venga dal mondo business (31% di imprese e 28% di professionisti) seppur ben bilanciato dalle richieste dei privati (41%). Ciò a dimostrazione di quanto sia sentito il tema dell’identità online sul fronte delle imprese, ma come i domini si confermino un valore anche per l’utenza privata, nonostante i social.

In media ogni utente ha richiesto 37 estensioni, numero che potrebbe spiegarsi con l’interesse a proteggere i nomi già esistenti dal rischio di cybersquatting anche se ormai sempre meno attuale, visto che per raggiungere i siti, anche noti, ci si rivolge sempre di più ai motori di ricerca.

Guardando alla suddivisione in settori, l’emergere di un 22% proveniente dall’ambito del commercio e dei prodotti è in linea con la crescita costante dell’interesse intorno all’e-commerce (tra le estensioni con più preferenze in questo settore ci sono “.shop” e “.store”).

Per quanto riguarda i domini in relazione con internet, “.web” ha avuto il maggior successo, potrebbe essere una alternativa agli attuali “.net”, “.info”, “.it” o forse anche al “.com” per quelle attività o identità che hanno una forte connotazione legata alla Rete. L’antagonista per le imprese, anche fuori dall’ambito internet, è il “.srl”, come già analizzato anche da Sordi.

Non ci resta che compilare la nostra lista dei desideri e aspettare. In bocca al lupo!

Se vuoi aggiornamenti su 700 nuovi domini sul Web, la lettura del fenomeno con Stefano Sordi di Aruba inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:
 
X
Se vuoi aggiornamenti su 700 nuovi domini sul Web, la lettura del fenomeno con Stefano Sordi di Aruba

inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

Ho letto e acconsento l'informativa sulla privacy

Acconsento al trattamento di cui al punto 3 dell'informativa sulla privacy